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Che cos'è la democrazia? Una risposta tra arte e pratica politica
- Caterina Ponzoni

Quella labile linea grigia tra istanza artistica e sfera politica sociale, è il luogo in cui si fa spazio il video, intitolato What is Democracy?, dell’artista viennese Oliver Ressler, presentato il 4 maggio dalla curatrice Elvira Vannini al Mambo, il Museo di Arte Contemporanea di Bologna.Ciò che ci propone l’artista è la produzione di controinformazione, dice Elvira Vannini; un’installazione audiovisiva le cui le riprese ritraggono spaccati di colori e interviste colte tra la società civile mondiale. Le città toccate dal video, infatti, vanno da Atene a San Francisco, passando per Mosca e Taipei e molte altre.

La questione posta dall’artista è, come dice chiaramente il titolo dell’opera, cosa sia la democrazia.A tale domanda ognuno degli intervistati risponde con un concetto proprio che, a seconda della nazione di residenza, viene influenzato e formato dalle problematiche che il sistema in questione comporta.Prendiamo ad esempio l’intervista svoltasi a Thessaloniki. Nikos Panagos, l’intervistato, dice che  nel sistema attuale vengono affiancate due parole, rappresentanza e democrazia, che sono però due concetti incompatibili tra loro. Questi due opposti rendono il sistema attuale una forma di sofisticata oligarchia, che, dice Panagos, gli riporta alla mente soltanto il suono della parola chimera, non riuscendo a definire questa democrazia in altro modo. L'intervistato greco ricorda, però, che per quanto il suono della parola possa essere dolce, la sostanza rimane comunque spaventosa, essendo la chimera, nella mitologia greca, un mostro tremendo.Un’altra intervista all’interno del video è quella girata a Mosca, in cui la Russia viene definita un paese libero, ma non democratico, paese in cui, chi non è pericoloso è libero di esprimersi, ma in cui la regola non funziona al contrario. C'è libertà di parola per il cittadino, ma non c'è possibilità di essere ascoltato, dice l’intervistato. “Quando le televisioni e le testate giornalistiche sono controllate da grandi monopoli, le elezioni si possono davvero considerare libere?”, si chiede.E proprio la televisione, anche se in maniera indiretta, diventa protagonista del video.

Durante le riprese, in tutti i paesi visitati, vengono spesso inquadrati i tetti delle abitazioni; questi sono sempre  colmi di antenne televisive. Il messaggio è chiaro: la televisione incarna la modalità più pervasiva e potente di gestione dell’informazione e, di conseguenza, rappresenta il controllo dell’intera società. Questo controllo mediatico oggi è insito nel sistema democrazia, e forse, come suggerisce il video, fa proprio parte di una delle contraddizioni interne al sistema politico democratico. La tematica più strettamente politica di What is Democracy? viene sciolta durante la conferenza grazie all’intervento del professor Sandro Mezzadra, il quale, rispondendo alle domande del giornalista Giuliano Battiston, delinea alcune delle ragioni per cui il sistema democrazia, così com’è, oggi, non soddisfa e non può più soddisfare i cittadini e le loro esigenze.La democrazia, che si è posta alle sue origini come sistema di uguaglianza, ora che si trova a fare i conti con problematiche globali e non più soltanto nazionali, fallisce proprio lì dove si trovano le sue basi, cioè nell'attuazione del concetto di uguaglianza. In questo modo inizia a mancare la democrazia in ambito lavorativo, nei confronti delle donne, nella circolazione globale di idee e nei flussi migratori.La democrazia, allora, sembra rappresentata perfettamente dalla definizione di Nikos Panagos di oligarchia, in cui la politica applicata non è più di inclusione, ma di esclusione.Vero è, sempre citando l'intervistato greco, che ora come ora non si può essere contrari al sistema democratico, considerando che nel “sud” del mondo sono ancora vive le lotte per ottenere delle forme di governo democratiche.

Secondo Mezzadra, però, la questione democrazia, che oggi, evidentemente, è una questione globale, viene riportata spesso tra i confini nazionali. Uno dei casi più eclatanti di questa linea d’azione, è il caso dell’Europa, che ha adottato un neoliberismo economico che procede indisturbato a livello globale, mentre sul piano del dibattito politico, piano che dovrebbe dialogare a livello globale, il discorso viene fatto rientrare all’interno dei confini dello stato-nazione.Queste scelte generano due linee d’azione internazionale, una economica e una politica, per cui le grandi fabbriche di produzione vengono dislocate in Cina o in altri paesi del “sud” del mondo, dove le condizioni di lavoro e il salario, in molti casi sono pessimi, creando un gap sociale enorme tra committente e produttore. Così lo spostamento delle merci, il giro del mondo dei container, col loro enorme impatto ambientale e sociale, sembra non creare tanti problemi a livello globale, essendo  questa una politica favorita dal neoliberismo economico. Dall'altra parte, la mancanza di dialogo politico al di fuori dei confini nazionali, fa sì che la circolazione di idee e di persone venga ostacolata in quanto pericolosa.A livello politico e sociale, si usa come attenuante l’impreparazione della politica alla “nuova” situazione. Così i governi, sembrano legittimati a barricarsi dietro i propri confini e a chiudere le porte alla democrazia, quando invece bisognerebbe aprirle e immaginare spazi, soluzioni e progettualità per le problematiche legate alla globalizzazione. Proprio questa mancata sincronia tra apertura economica e chiusura politica è uno dei grandi problemi del sistema democratico attuale e riassume tutte le difficoltà che si pongono nel passaggio tra gli interessi economici degli stati-nazione e l’interesse politico-sociale globale.Le idee di difficoltà e di inadeguatezza, sono espresse molto chiaramente nel video What is Democracy? grazie alle immagini finali, in cui si stagliano le bandiere nazionali cosparse di un liquido (forse, e non casualmente, benzina), che le distrugge mandandole in fiamme.
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