Non capita tutti i giorni di poter esplorare le consuete strade della città in cui si vive quotidianamente da una prospettiva diversa. Ciò è stato possibile durante il Tour Bologna Senza Fissa Dimora, grazie alla disponibilità di alcune persone ospiti di dormitori, che hanno accompagnato il folto corteo intervenuto per l’occasione sui posti per loro significativi.
Un percorso progettato in collaborazione con Piazza Grande e le Cooperative la Strada e La Rupe, che calza a pennello con il tema della mobilità del festival Transeuropa a Bologna. Infatti non tutti immaginano che la vita di un senza fissa dimora sia piena di impegni e spostamenti. La pratica di camminare diventa abituale e necessaria per poter usufruire dei servizi, dei dormitori, delle mense, che spesso sono collocati molto distanti l’uno dall’altro.
Ciò è stato sottolineato precedentemente alla camminata da Leonardo Tancredi di Piazza Grande, durante l’incontro tenutosi negli spazi dell’Urban Center della biblioteca comunale Sala Borsa. “I dormitori si trovano soprattutto fuori le mura”, dice, “mentre le mense o gli sportelli sociali sono dislocati variamente nel centro. I colloqui con gli assistenti sociali, necessari per l’accesso ai servizi e l’inserimento in progetti, sono appuntamenti indispensabili per la sopravvivenza”. Ha accennato al discusso vincolo posto per l’accesso ai servizi, la residenza, uno dei nodi problematici affrontati nel corso della camminata. Ha riscontrato l’esistenza di due città parallele: quella frequentata dalla maggior parte della gente, in cui la strada è solo luogo di passaggio, e quella dei senza fissa dimora, costretti invece ad usare la strada come luogo di relazione e comunicazione imprescindibile.
Il tema della città plurale è stato sviluppato anche dagli altri interlocutori, i rappresentanti del Comune di Bologna e di Urban Center, Francesco Evangelisti e Giovanni Ginocchini, che si occupano di urbanistica. Hanno illustrato un progetto per favorire l’accessibilità ai servizi e la relazione realizzato a Borgo Panigale, col quale hanno cercato di rispondere ai bisogni espressi dalla cittadinanza, secondo i principi della Convenzione Europea per il paesaggio.
Sono poi intervenuti Massimiliano Geraci e Giuseppe Scandurra di Mappe Urbane, un’associazione di ricercatori provenienti dai campi più disparati, che lavora sulla città. Hanno presentato la piattaforma Percorsi Emotivi (www.percorsi-emotivi.com), un geoblog, ovvero una mappa interattiva che raccoglie esperienze e pensieri legati ai luoghi, in questo caso di Bologna, liberamente postabili online da chiunque.
Su Percorsi Emotivi verrà anche creata una mappa tematica sul Tour Senza Fissa Dimora, con i contributi dei giovani giornalisti vincitori del premio indetto da European Alternatives “From A to B”, premiati durante l’incontro. Il tema del concorso, coerente con quello del Festival, è la mobilità europea, per i comunitari sempre più semplice, come andare dalla A alla B, appunto. Il concorso ha premiato tre categorie: foto, video e scritto. La giuria era composta dai giornalisti Giuliano Battiston, Tahar Lamri e Eric Joseph. Per le foto è stata premiata la svedese Hanna Svantesson, che ha ritratto le intense espressioni di pianto e riso di alcuni Rom nei pressi di Cluj, la città rumena che partecipa al festival. Per i video Valentina Calà da Alessandria, che ha realizzato il documentario “This is Europe” sull’esperienza dell’EVS, il servizio volontario europeo, mentre lei stessa vi stava partecipando a Colonia. Infine per lo scritto Marco Ricciputi da Ravenna, che in “Europa 2009 D.C.” ha raccontato il viaggio condotto con un furgone da due fumettisti sulla costa mediterranea dell’Europa occidentale. Una menzione speciale è andata alle foto di Andrea Scarfò, da Taurianova in Calabria, che ha riletto il caso di Rosarno in collegamento alla mobilità.
Il percorso è partito da piazza Maggiore, con la lettura di un testo da parte di un ex marinaio che si è trovato senza casa: ha paragonato la città e i suoi luoghi alla mappa celeste con cui ci si orienta in mare. Piazza Maggiore è la stella polare dei suoi spostamenti. La seconda fermata è stata presso i bagni pubblici lì vicini, curiosamente rivalutati dagli utenti come uno spazio di incontro in cui non esistono differenze e il rispetto è di casa. All’interno del cortile di Palazzo d’Accursio è stata messa in luce l’importanza dei luoghi comunali, centro organizzativo dei servizi per rispondere ai bisogni dei cittadini, anche quelli legati ai senza fissa dimora. La tappa seguente è stata in via Nosadella, presso la Congregazione Sorelle dei Poveri, punto storico d’accoglienza, del quale ha parlato un precedente utente della struttura che ora è riuscito ad uscire dalla condizione di disagio. Si è proseguito in via S. Caterina, dove si trova la mensa più grande di Bologna, gestita dalla Caritas, che offre in media 300 pasti al giorno e un servizio di docce. La sosta successiva è stata in via Pietralata, davanti alla porta dello sportello sociale del quartiere Saragozza. Qui sono intervenute tre donne, l’operatrice di un’associazione, un’assistente sociale e un utente dei servizi. Si è denunciato lo stato tragico e paradossale della burocrazia, che per l’accesso ai servizi di dormitorio, mensa, borse lavoro richiede agli utenti una certificazione di residenza. Una misura che limita fortemente l’accesso ai servizi, che di conseguenza non vengono sfruttati appieno, col rischio che rimangano posti vuoti nei dormitori quando ancora c’è gente per strada. Il tragitto si è concluso al Bar de Marchi in piazza S. Francesco, per un aperitivo in compagnia.