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Riflessioni sul Festival: il mondo vive nelle città
- Caterina Ponzoni

Sabato 7 maggio è stata la giornata che il festival Transeuropa ha dedicato alla città, con un tour di Bologna. La passeggiata, guidata dai senza fissa dimora, si è concentrata sul cuore della città, con tappe che coprivano alcuni dei luoghi atti all’accoglienza, come le docce pubbliche e la mensa.
  
L'idea che animava il tour era quella di osservare questi spazi attraverso gli occhi dei senza fissa dimora, scoprendo quanto luoghi che spesso passano inosservati nel nostro quotidiano possano essere importanti nella vita di tutti i giorni di chi una casa non ce l’ha.
 
Grazie a queste persone è stato possibile comprendere che la stessa città e le stesse strade possono essere percorse in modo assai diverso, ed essere viste con occhi differenti e da prospettive insolite.
 
L’esempio della giornata del tour di Bologna potrebbe essere considerato il simbolo riassuntivo di tutti gli incontri del Festival. Durante lo svolgimento dei vari eventi, infatti, c'è stata l’occasione di ascoltare e di venire a contatto con diversi punti di vista.
 
Il Festival ha fatto emergere le visioni (spesso sotterranee) che circolano all’interno di una medesima città, di una medesima nazione, di una medesima società, ma che affrontano le questioni sociali e i problemi quotidiani in modo differente, vivendoli dai margini, magari dai binari della stazione di Roma, o da un’impalcatura pericolante in un cantiere di Milano.

Visioni marginali, che a volte diventano perfino a volo d’uccello, come quella dell’operaio nel libro di Mihai Butcovan Dal comunismo al consumismo, che, cadendo dall’impalcatura, vola sui tetti di Milano. Punti di vista che possono assumere una profondità tale da staccarsi dalla visione consueta, apportando una stratificazione più completa e altra.

I senza fissa dimora e gli immigrati, per esempio, grazie alla loro condizione di “essere e non essere parte di”, percorrono e costruiscono col loro punto di vista itinerari particolari, vivendo sulla propria pelle ciò che significa mobilità, estraneità, diritto, legalità, lavoro e democrazia. Questo sguardo altro e queste problematiche fanno sì che il sistema sociale e politico si rimetta in discussione.
 
I temi appena citati fanno parte degli argomenti trattati durante il festival col contributo dei giornalisti “Italieni” di Internazionale, di Elvira Vannini, curatrice del video dell’artista Oliver Rassler, del professor Sandro Mezzadra, degli scrittori (anche se non vogliono farsi definire tali) Gabriele del Grande e Mihai Butcovan e di tutti coloro che sono intervenuti in qualità di relatori durante Transeuropa.
 
Le varie tematiche, così come era intento del Festival, sono state messe in relazione tra loro attraverso quella che si può definire una “mobilità di contenuto”. Così, il tema della Democrazia è stato messo in discussione con il tema dei diritti dei nuovi cittadini, il tema dei nuovi cittadini è stato affiancato a quello della città e della civis e via dicendo.

Proprio la discussione sulla città è stata protagonista dell'evento che ha chiuso la prima edizione bolognese di Transeuropa,  grazie al fondamentale intervento della sociologa americana Saskia Sassen, che si è chiesta che impatto i flussi globali possano avere sul territorio urbano.
 
Il Festival si è quindi posto come una sorta di catalizzatore di questioni mobili, che dalla città si spostano nel mondo, e che dal mondo tornano e vivono nella città, dove gli abitanti non sono ormai più soltanto gli “storici cittadini”, ma un nuovo insieme dai confini poco definiti, nel quale tutti i giorni si mescolano storie e persone provenienti da tutto il mondo.

La sfida lanciata dal Festival, grazie alla sua natura transnazionale, sta nel creare e nel cercare di comprendere i nuovi spazi di urbanità. Questi, in virtù della loro natura fluida e in divenire, vanno anche oltre la città (citando Saskia Sassen) e creano un sistema che, si spera, non escluda l’altro,  ma che anzi, dall’alterità crei opportunità di arricchimento reciproco.
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