Di Rasha Kahil
Intervista con il fotografo americano Roger Ballen, che nellla sua ultima serie di fotografie,
Boarding House (pubblicata in un'edizione Taschen), esplora le ossessioni della psiche umana.

(Photo: Concealed, 2003/
Roger Ballen)
Rasha Kahil: Le sue foto sono sconvolgenti nella maniera in cui non rappresentano né l'inusuale né il sublime. Sembrano rappresentare un reale che è radicato nel pathos della condizione umana, raffigurato all'interno di uno spazio fittizzio. In che modo questa immagine riflette la sua visione del mondo e della psiche umana?
Roger Ballen: Le mie foto commentano il complesso mondo che che noi chiamamo realtà. La realtà è impossibile da definire a parole e a volte le immagini possono portare un pò di chiarezza. È mia convinzione che che le foto più stimolanti sono quelle che creano una tensione tra quello a cui noi concepiamo come reale e l'immaginazione. Le mie immagini simbolizzano il caos che ci circonda e la nostra incampacità, fondamentalmente, a controllare il nostro destino. In contrasto con questo mondo, la mia estetica è estremanente formale.
RK: Sembra che lei sia allontanato dall'uso del ritratto (es: Eugene on the Phone, 2000), e che tu vada più verso corpi anonimi e identità nascoste. Se prima si introduceva la persona in uno spazio, ora sembra che gli si neghi l'identità. Come ha negoziato la barriera che ora sembra creare tra lo spettatore e il soggetto?
RB: Nelle mie precendenti fotografie i soggetti erano così intensamente potenti che finivano per dominare la percezione dello spettatore. Senza fotografie di volti lo spettarore è costretto a guardare altrove nella foto. Le mie immagini non vertono solo sulle persone, ma anche sugli animali, gli oggetti e, in ultima istanza, su un mondo che la maggior parte di noi conosce in una maniera o nell'altra.
RK: C'è una relatione tra lo spazio che crei e la scenografia del Sud Africa dove vivi e lavori? Sei influenzato dall'ambiente che ti circonda?
RB: Ho vissuto in Sud Africa per più di trent'anni. In questo periodo ho capito che questa esperienza ha formato la mia identità. Tuttavia il mio sviluppo come fotografo è stato molto graduale. Alla fine credo che l'influenza più importante della mia estetica siano state le foto che ho fatto. Non sono mai stato uno di quei fotografi eccessivamente interessati a esprimere il mio rapporto ocn il sociale o con la politica. La mia attenzione è sempre stata nella dichiarazione di “situazioni psicologiche”, per svelare cosa è nascoto nella psiche umana.