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L'Europa e i Paesi in via di sviluppo: Viva l'articolo 208!
europarl (Foto: European Parliament / Flickr) Traduzione dall'inglese di Manuela Manelli Novembre 2009 è un mese storico. Anche Václav Klaus ha finalmente approvato il Trattato di Lisbona. Il Trattato, secondo quanto scritto in data 1 dicembre, rende il Consiglio dei Ministri più trasparente, concede a noi deputati al Parlamento europeo più poteri legislativi e – non poco rilevante per quanto riguarda il mondo in via di sviluppo – ci permette di dire la nostra opinione sui fondi destinati all'agricoltura. In verità, il Parlamento europeo ha visto uno spostamento verso destra dopo le elezioni dello scorso giugno. La destra è tradizionalmente molto più favorevole agli agricoltori che al mondo in via di sviluppo. Ancora, il Trattato di Lisbona crea un'opportunità per modernizzare i sussidi agricoli. Inoltre, introduce un sistema legale specifico per gli aiuti umanitari. Infine, all'interno dell'articolo 208 sostiene che la riduzione e lo sradicamento della povertà sono l'obiettivo primario delle politiche di sviluppo e cooperazione dell'Unione, principio che deve essere rispettata quando l'Unione attua politiche che influiscono sui Paesi in via di sviluppo. Questo implica anche che la politica di sviluppo sia una politica in senso vero e proprio, e non un accessorio delle comuni politiche estere e di sicurezza. Per questo, viva l'articolo 208! Buone notizie per la cooperazione allo sviluppo. Il Natale è arrivato prima quest'anno? Il Trattato di Lisbona prevede inoltre un Servizio Europeo per l'Azione Esterna (Eeas) che più o meno funzionerà come un servizio diplomatico. Alcune voci provenienti dalla Commissione europea e dal Parlamento propongono di includere in questo servizio Eeas il piano di sviluppo. Se l'articolo 208 verrà applicato come è dovuto, l'Eeas dovrà seguire essere totalmente coerente con il nostro proposito di aiuto europeo allo sviluppo, cioè dello sradicamento della povertà. Quest'articolo sarà in grado di fornirà alla Direzione Generale per lo Sviluppo un'intera equipe di diplomatici competenti il cui unico obiettivo è di aiutare i poveri, cancellare la fame, portare democrazia nel mondo e introdurre veramente il mercato equo-solidale. Perché preoccuparsi? Perché la teoria non sempre va d'accordo con la realtà. La Commissione europea ha consegnato il suo secondo report sulla coerenza delle politiche di sviluppo. La coerenza politica è la chiave per far sì che si applichi l'articolo 208: cosa non così facile, perché significa che l'Europa dovrebbe sormontare i conflitti tra i suoi interessi interni e quelli dei Paesi in via di sviluppo. Quando penso all'incoerenza della politica estera europea la prima cosa che mi viene in mente è proprio il mercato. Proprio questa settimana l'ambasciatore del Sud Africa per l'Unione Europea ha tenuto una conferenza storica con la Comunità di Sviluppo dell'Africa Meridionale su un accordo di partnership economica. Noi europei dovremmo vergognarci per il modo in cui forziamo Paesi come il Lesotho e lo Swaziland ad aprire i loro mercati, quando manteniamo chiusi i nostri confini al loro riso e alla loro canna da zucchero. Il mercato, quindi, dovrebbe essere il primo argomento da affrontare se si vuole parlare di coerenza politica. Ma, visto che pare sia una seccatura, il comunicato della Commissione europea propone di focalizzarsi solo su cinque delle dodici aree menzionate. E il mercato ovviamente non è tra quelle cinque… Così eccoci qua, nello storico mese di novembre 2009 che finalmente vede il Trattato di Lisbona sbloccato, abbiamo un urgente bisogno di rivedere la realtà e di parlarci chiaramente. Chi stiamo prendendo in giro? L'Ambasciatore del Sud Africa? Il Lesotho? Lo Swaziland? O solamente noi stessi?
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