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L'UE e la sfide del Ventunesimo secolo: immigrazione, cambiamento climatico e agricoltura. Le politiche da cambiare.
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di Federico Guerrieri

Questa è una sintesi di “Spotlight on Policy Coherence”, un report scritto nel 2009 da Concord Europe (un'organizzazione non governativa che si occupa di sviluppo) con la volontà di fornire le linee guida per future analisi sugli impatti positivi e negativi delle (non) coerenti politiche portate avanti dall’Unione Europea.

Migrazione
La migrazione dovrebbe essere un mezzo attraverso il quale cercare di raggiungere le proprie aspirazioni. Tuttavia, spesso, per molti essa diviene l'unica opzione. Per capirne le cause e le conseguenze , e per mettere in adottare politiche appropriate e coerenti, è necessario distinguere tra migrazione volontaria, migrazione forzata ed emigrazione per mancanza d'alternativa. Il dibattito sulla migrazione e sullo sviluppo nell'UE è invece più orientato nell'attuare il blocco dei flussi verso l'in Europa, piuttosto che nell’estendere ai cittadini del Terzo Mondo il diritto alla libera circolazione di cui godono i cittadini europei. I migranti continuano ad essere valutati sulla base di cosa essi possano portare in Europa (in particolare dal punto di vista demografico ed economico), piuttosto che essere visti come una via per ridurre lo scandaloso gap di ricchezza tra il Nord e il Sud del Mondo. Gli Stati membri dell’UE stanno sempre più frequentemente usando risorse destinate agli aiuti per lo sviluppo, per promuovere i loro interessi geopolitici, incluso l’obiettivo di controllare i flussi migratori e ridurre l’immigrazione clandestina. Sempre più aiuti vengono rilasciati agli Stati da cui partono o transitano il maggior numero di emigranti, in modo da aiutarli a rinforzare i loro controlli di frontiera. Sia la politica agricola che quella commerciale (in particolar modo nel settore ittico) dell’Unione Europea, che hanno come primo scopo quello di soddisfare la domanda interna, hanno contribuito a peggiorare il livello di vita di piccoli contadini e pescatori e altri imprenditori locali nelle nazioni in via di sviluppo. Questo può aver spinto alcune persona ad emigrare, come abbiamo visto in un recente articolo. L’UE deve prendere atto delle proprie responsabilità e trovare soluzioni a lungo termine per eliminare la povertà che affligge gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo, piuttosto che stigmatizzare individui che vengono lasciati senza altre opzioni, se non quella di emigrare clandestinamente. Gli aspetti positivi della migrazione e i contributi socio-economici e culturali resi dagli immigranti dovrebbero essere riconosciuti, esplicitati e promossi, rispettando i diritti fondamentali degli emigranti, favorendo i ricongiungimenti famigliari e tenendo conto degli effetti del cambiamento climatico. Infine, l’UE dovrebbe promuovere una politica d’immigrazione comune.

Cambiamento climatico
L’UE riconosce il cambiamento climatico come uno delle più grandi sfide del Ventunesimo secolo. Il cambiamento climatico non significa solo ambiente, ma anche giustizia sociale, povertà e diritti umani. Nel 2050, la scarsità d’acqua e di cibo e la riduzione della produttività agricola obbligheranno oltre 200 milioni di persone a migrare. Le politiche migratorie devono essere pensate rispettando le regole di sviluppo. Le nazioni più ricche, con una storia di alte emissioni dovranno abbassare le emissioni stesse in modo maggiore rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Inoltre, le nazioni occidentali hanno l’obbligo di elargire compensazioni per i danni creati durante il loro processo di industrializzazione, salvaguardando in questo modo il diritto allo sviluppo delle nazioni più povere. Tuttavia, ancora oggi, l’UE non ha adottato né una politica coerente riguardo ai finanziamenti che è disposta a concedere ai Paesi in via di sviluppo, né ha formulato una posizione precisa riguardo alla cooperazione tecnologica.

Commercio
La politica commerciale europea ha importanti implicazioni sulle nazioni in via di sviluppo. Poca importanza viene data alla riduzione della povertà, mentre l’obiettivo primario è quello di aumentare la competitività delle compagnie europee. La liberalizzazione del commercio ha aperto troppo velocemente e troppo estensivamente alla concorrenza internazionale i mercati interni delle suddette nazioni, sottovalutando e impoverendo il settore rurale e il livello di vita degli abitanti. Sebbene l’UE sostenga che l’integrazione regionale sia uno dei suoi principali obiettivi nelle negoziazioni commerciali con i Paesi in via di sviluppo, in molti casi, gli accordi commerciali promossi hanno deluso le aspettative, finendo per essere uno scoglio all’integrazione. Il Report conclude che l’UE dovrebbe preoccuparsi maggiormente dello sviluppo sostenibile, mentre la sua attività internazionale e il “Trade Sustainability Impact Assessments” dovrebbero essere radicalmente rivisti per assicurare che essi non diano maggiore importanza alla competitività piuttosto che alla sostenibilità.

Agricoltura
La povertà affama un miliardo di persone. La domanda a cui i Leader devono rispondere è: «come sarà prodotto o meglio distribuito il cibo?» Il report del 2009 della “International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development” (Iaastd) fornisce prove rilevanti di come un’agricoltura di piccola scala e bio-diversificata possa portare maggiore sicurezza alimentare e ridurre la povertà nei Paesi in via di sviluppo. Purtroppo questo dossier è stato ignorato dall’Unione Europea e dai Leader mondiali. La riforma sulla politica agricola portata avanti con il Programma di Aggiustamenti Strutturali (risultato dalle negoziazioni commerciali sull’agricoltura del Wto) ha abbassato le riserve di mondiali cibo. Nelle nazioni in via di sviluppo queste politiche hanno avuto come risultato una diminuzione degli investimenti nell'agricoltura e un'aumentata dipendenza dal mercato mondiale. Il report di Conconr sostiene che l’UE debba meglio coordinare le proprie organizzazioni, agenzie e programmi e debba altresì gettare le basi per la costruzione di un sistema alimentare mondiale che serva meglio le necessità dei poveri supportando in particolar modo lo sviluppo delle economie locali. Questo è un passo che l'UE deve necessariamente compiere, se vuole essere coerente con la sua politica di promozione e protezione dei diritti umani. Per quanto concerne la Politica Agricola Comune (Pac), è fondamentale che l’UE rimuova i sussidi alle esportazioni entro il 2013. Per concludere sarebbe necessario incentivare la ricerca e gli investimenti nella “seconda generazione” di biocombustibili e assicurare che le terre produttive non vengano “confiscate” da società europee per la pproduzioni di ogm .

Il riassunto di questo dossier è parte di un progetto di European Alternatives che guarda alle relazione tra le politiche commerciali e le politiche ambientali europee, in rapporto allo sviluppo del Terzo Mondo.

Potete trovare il report di Concord Europe sul sito dell'associazione.
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