Di Véronique Foulon a Adam Harrison, traduzione dall'inglese di Anna Borrelli
Introduzione: democrazia europea, quali sono le prossime mosse?
[caption id="attachment_3418" align="alignleft" width="225" caption="(Photo: European Parliament/flickr)"]

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Il primo dicembre 2009, pochi giorni prima del vertice di Copenhagen, è entrato in vigore il Trattato di Lisbona, che introduce le misure volte a modificare l’equilibrio internazionale dalla struttura, ampiamente criticata, del Trattato di Nizza.
Il deficit democratico che è scaturito, almeno in parte, dalle debolezze istituzionali dovrebbe adesso ridursi in seguito a un’amministrazione più chiara e alla leadership dell’Unione. I più grandi cambiamenti sono stati infatti naturalmente istituzionali. Eppure resta aperta la questione di come i cittadini europei percepiscano la Ue, cosa ne sanno e cosa pensano delle variazioni apportate dal Trattato di Lisbona appena entrato in vigore. Quali cambiamenti potrebbero esserci adesso?
Secondo vari indicatori dell’opinione pubblica dei cittadini europei, come Eurobarometro, le preoccupazioni personali dei cittadini sono legate principalmente alla loro situazione economica a livello nazionale ed europeo. Secondo questa osservazione, si potrebbe affermare che i cambiamenti introdotti dal Trattato di Lisbona non si riferiscono direttamente alle maggiori preoccupazioni dei cittadini europei, anche se i cambiamenti contribuiscono a migliorare le opportunità delle Istituzioni europee per quanto riguarda le attività e la legalità.
Un altro risultato dell’ultimo sondaggio Standard Eurobarometro rivela che nel complesso l’opinione sul ruolo e sul potere dell’Ue sembra confermare l’idea secondo cui la gente vuole che l’Europa occupi un ruolo maggiore e più consistente nel mondo. Ad ogni modo, un motivo di tensione risiede nel fatto che la fiducia nelle Istituzioni aumenta più si va in alto: dal governo nazionale, all’Ue, all’Onu. Anche se, ancore, i “livelli superiori” godono di sempre minore potere. In conformità con Lisbona, il potere del Parlamento Europeo cresce, ed è stato dimostrato che l’elemento più forte dell’Ue in termini di fiducia è proprio il Parlamento. Questa è una cosa positiva, perché indica che si è ben disposti verso un’istituzione che è semi-transnazionale nella sua attività politica (eletto su base nazionale, il Parlamento opera come i gruppi plurinazionali). Ad ogni modo, il Parlamento dovrà occuparsi del fatto che a una maggiore responsabilità si accompagna una maggiore sorveglianza, e anche con una maggiore eventualità di disapprovazione popolare. L’era dell’indifferenza, relativamente benigna, è finita.
Un nuovo strumento del Trattato, l’iniziativa dei cittadini, consente loro di proporre direttamente una linea di condotta alla Commissione Europea (leggi il nostro articolo
qui). European Alternatives ora cerca di esplorare le diverse questioni in gioco all’interno del dibattito sul deficit democratico, i relativi rimedi e le reazioni dei cittadini europei. Il nostro obiettivo è svelare gli aspetti sfaccettati dell’attuale transizione democratica introdotta dal Trattato di Lisbona, con un’attenzione particolare alle opinioni dei cittadini alla scoperta di ciò che “non sappiamo di non sapere” alla base di queste faccende.
Se vuoi esprimere le tue idee o i tuoi pensieri su questo argomento scrivi a a.harrison@euroalter.com e v.foulon@euroalter.com