
(Foto:
Brian Finifter/Flickr)
Traduzione dall'inglese di Mara Mascilongo
Il Presidente della Commissione viene sottoposto a interrogazioni parlamentari una volta al mese, il cosidetto question time. Ma cosa si può dire dell’ “altro” Presidente?Come capo del Consiglio, il suo Presidente definisce orientamenti politici e priorità dell’Ue: per questo dovrebbe interfacciarsi col Parlamento prendendone in considerazione suggerimenti e priorità.
Come dovrebbe svolgersi questo confronto?
European Alternatives propone di istituzionalizzare un question time ad hoc per intensificare il dialogo tra Parlamento e nuovo Presidente del Consiglio europeo. Il Trattato di Lisbona già prevede che ogni volta che il Consiglio si riunisce, quattro volte all’anno, il suo Presidente debba presentare una relazione dettagliata in Parlamento: noi pensiamo si debba andare oltre, attraverso un confronto più vivace fatto di domande, risposte, proposte e verifiche periodiche. Il Presidente del Consiglio dovrebbe sfruttare la sua posizione privilegiata non solo per presentare e promuovere la sua attività politica, ma anche per aprirsi al Parlamento ascoltandone i punti di vista e accogliendone proposte e suggerimenti.
Questa procedura sebbene non abbia un chiaro riscontro nel testo del Trattato di Lisbona garantirebbe un dibattito virtuoso e trasparente.
L’interrogazione parlamentare dovrebbe essere un momento di autentico confronto tra Consiglio e Commissione nel luogo della rappresentanza democratica a livello europeo, il Parlamento, e non uno sterile esercizio di risposte evasive da parte dei Presidenti.
Una tale interpretazione dell’interrogazione parlamentare farebbe del Parlamento un vero organismo di controllo e del Presidente del Consiglio europeo il garante dell’Unione che governa.