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Polis 21 a Belgrado e Zagabria
Luchezar_Boyadjiev (Photo: Luchezar Boyadjiev, Super Super!, 2003) di Emanuele Guidi, curatore del programma video di Polis 21. Traduzione in italiano di Mara Dalmazzo La proiezione video presentata nell’ambito del progetto di Polis 21, organizzato da European Alternatives, è stata concepita non come evento parallelo alle conferenze che si sono tenute a Belgrado e Zagabria, ma come parte a esse integrante. In questo senso, il lavoro di ogni artista ha funzionato da “intervallo” visuale tra gli interventi degli speaker, e ha permesso un ulteriore dibattito, portando nella discussione un punto di vista più narrativo ed evocativo. La scelta dei video presentava diverse posizioni artistiche e metodologie, che si sviluppavano attorno ai temi proposti da Euro Alternatives per Polis 21: i confini fisici e invisibili all’interno della città, i confini all’interno e al di là dell’Europa, i flussi migratori e il soggetto del lavoro come forma di esclusione o inclusione, il concetto critico degli Stati nazione e dell’identità culturale all’interno del territorio europeo. Leopold Kessler (Neighbours, 2008), Aldo Giannotti e Stefano Giuriati (Carabinieri, Stazione Mobile, 2006), attraverso il semplice gesto di manipolare immaginari e luoghi comuni, riescono a far emergere domande sul concetto reale di “confine”, sia nella sua connotazione geografica che in quella psicologica. stazione mobile (Foto: Aldo Giannotti e Stefano Giuriati, Carabinieri, Stazione Mobile, 2006) Till Roeskens riesce a materializzare questi confini di fronte allo spettatore, sotto forma di disegni e voci degli abitanti dei campi profughi palestinesi, attraverso sei storie personali che esprimono il trauma dello sradicamento e la diversa percezione di cos’è la vita di ogni giorno (Mappe video: Aïda, Palestine , 2008). Il migrante emerge come figura molto critica nel contesto delle frontiere degli Stati nazione, ma è effettivamente molto controversa a causa del suo contributo al panorama urbano. Luchezar Boyadjiev (Super Super!, 2003) dirige lo sguardo verso le attività economiche informali e invisibili della città, agendo a livello visuale dello spazio urbano. neighbours 2008 Leopold Kessler (Foto: neighbours, 2008, Leopold-Kessler) Infatti, attraverso la strategia dell’ironia, egli promuove la piccola attività di una famiglia di Roma, con un gigantesco pannello pubblicitario posto al centro della città e uno spot commerciale, come se fosse una enorme multinazionale. Il tema del lavoro è molto centrale anche nel lavoro di Libia Castro e Ólafur Ólafsson, che narrano, in forma di opera, la vita quotidiana di una comunità di donne ucraine in Italia e il loro insostituibile ruolo di cura degli altri che produce un impatto economico sia nel territorio italiano che in quello ucraino. Questa è una storia di integrazione che porta ancora le contraddizioni di un dramma contemporaneo (The Caregivers, 2008). La comunità curda è al centro delle ricerche del progetto Osservatorio Nomade (Kurds on the Map, 2004), che traccia il percorso di numerosi gruppi di curdi che annualmente si incontrano in Germania per una festività . Attraverso le interviste, e la partecipazione attiva delle persone intervistate, la diaspora della comunità è abbozzata e rappresentata come una sorta di rete spontanea in una mappa bianca simbolica di una Europa senza confini. L’artista Bouchra Khalili dà una dimensione umana ai migranti senza documenti, e invita una giovane donna irachena a raccontare la sua storia infinita per ottenere lo status di rifugiata politica. Mescolandola con le immagini di una geografia inventata, l’artista riesce a tradurre visivamente la condizione in sospeso che caratterizza il tempo passato a attendere e viaggiare (Straight Stories Parte 2: Anya, 2008). Infine, Hito Steyerl documenta la Storia dell’Ambasciata Universale di Bruxelles che è stata stabilita dall’artista Tristan Wibault nella vecchia Ambasciata somala. Un progetto di un attivista che ospita e aiuta clandestini che combattono per la regolarizzazione, e che cerca di operare in uno spazio giuridico molto stretto, ma che lavora anche al rafforzamento di quei confini sociali di tutti i giorni che la condizione di clandestino tende a deteriorare. Un’ambasciata utopica che rappresenta coloro che non sono rappresentati (Universal Embassy, 2004).
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