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Polis 21: viaggio attraverso Atene, Belgrado e Zagabria
polis21atenebig (Foto: European Alternatives) Traduzione dal francese di Adele Palermo Polis 21 tratta i temi dello spazio pubblico e delle frontiere nella città del Ventunesimo secolo, in relazione a quelli dello spazio democratico e dell-esclusione. Lo scopo è quello di analizzare il potenziale degli interventi artistici e politici aventi come scopo la lotta contro l’esclusione e le frontiere all'interno di quattro città europee, con proposte comuni e azioni specifiche. A Londra i partecipanti hanno valutato il modo in cui l’esclusione possa assere perpetrata attraverso le strutture urbane – edifici e architettura in senso lato – e come tali forme di esclusione possano essere superate attraverso l'intervento artistico. Maria Theodorou e Jilly Traganou hanno presentato dei progetti utili alla creazione di uno spazio pubblico transnazionale modificando le forme urbane predefinite dalle costruzioni. Gli interventi possono essere intesi o come installazioni architettoniche temporanee, quando queste modificano la conformazione urbana o come interventi artistici e politici che sconvolgono completamente le costruzioni e le rappresentazioni date del vivere insieme per aprire dei nuovi percorsi di riflessione. L’inclusione degli immigrati e degli operai, che possono essere considerati gli utenti finali di un luogo o di un edificio (spesso letteralmente i costruttori dell’edificio stesso), all’interno del progetto architettonico è stata presentata come una pratica architettonica integrativa. L'incontro di Londra ha rappresentato anche l’occasione per valutare le forme di espressione dello spazio pubblico transnazionale in vari luoghi, come le manifestazioni svoltesi contemporaneamente in diverse città ad esempio quelle di Parigi o Londra avvenute nello stesso periodo in cui si svolgevano le manifestazioni studentesche in Grecia nel dicembre 2008, o il coinvolgimento di tutti i residenti, indipendentemente dalla loro nazionalità, come nel caso delle elezioni locali o europee, a differenza di quelle nazionali, non aperte ai residenti che non abbiano la nazionalità. Ad Atene i partecipanti si sono concentrati sui temi dell'ospitalità: l'avvenimento prevedeva l’inclusione di un progetto fotografico e artistico nel quartiere di Psirri-kerameikos-metaxourgio, in passato luogo in cui si è realizzato un processo di gentrificazione, oggi abitato da numerosi immigrati ed evitato da coloro che prima lo consideravano un quartiere trendy. Il progetto includeva un simposio e l’affissione di cartelli pubblicitari sulla piazza di Monostriaki che richiamassero all’accoglienza. A Belgrado l’avvenimento si è svolto nel famoso centro per la decontaminazione culturale sul tema delle frontiere cittadine, con la partecipazione di Borka Pavicevic, Stephen Wright, Manja Ristik, Petar Milat. Gli eventi di Belgrado e Zagabria includevano un progetto artistico video curato da Emmanuele Guidi. Le discussioni hanno trattato delle trasformazioni recentemente avvenute a Belgrado subito dopo la fine della ex-Jugoslavia e della guerra. L'incontro era incentrato sulla messa in discussione delle nozioni di proprietà, proprietà collettiva (the commons), proprietà dello Stato e proprietà privata, nonché del loro impatto. In molti casi la transizione verso il sistema capitalistico, accompagnata da una forte corruzione, ha portato all'appropriazione abusiva dello spazio pubblico e dei simboli creando così delle nuove forme di esclusione. Si è intravisto un legame tra il problema della distruzione dello spazio vuoto, dello spazio pubblico e quello della mercificazione dei rapporti umani e della società: la figura del nuovo ricco che passa al volante di una grossa vettura in dolce compagnia, che ha accesso agli spazi più esclusivi in ristoranti di lusso è, a tal proposito, rivelatrice. A Belgrado la privatizzazione della città e l’aumento della presenza di una nuova forma di conservatorismo sono state accompagnate da un ritorno in auge dei simboli religiosi: qui i lavori presso la chiesa di Hram Saint Sava hanno portato, letteralmente, all’affossamento del suolo della biblioteca nazionale. Questo nuovo conservatorismo va di pari passo con l’espulsione di determinate persone dallo spazio pubblico, come nel caso della recente cancellazione della gay parade in seguito alla pressione esercitata dai movimenti di estrema destra. Nella seconda parte dell’incontro, Stephen Wright ha analizzato il problema della scomparsa del tempo pubblico – il tempo libero da dedicare agli affari pubblici, la cui possibilità è percepita come una condizione necessaria al buon funzionamento della democrazia. A Zagabria, l’incontro organizzato in cooperazione con il Multimedia Institute/MAMA e il festival ExitEurope si è interrogato sul tema dell’intervento artistico e politico nella città e sul ruolo dei centri culturali. I partecipanti, Leonardo Kovacevic, Tomislav Medak ,Sonja Lebos ed Emmanuele Guidi, hanno evocato la lunga lotta portata avanti dalla comunità artistico-culturale indipendente di Zagabria per la protezione dello spazio pubblico e la creazione di un centro culturale all’interno di una delle vecchie fabbriche in disuso, e l’importanza del “simbolo” all’interno dello spazio pubblico. La narrativa urbana che interroga, ad esempio, il simbolismo nascosto nel nome delle strade e dei luoghi, è stata presentata coma un'azione efficace per rivitalizzare lo spazio pubblico. A Belgrado si è sottolineata l’importanza per l’artista di partecipare alla delocalizzazione per assicurare la possibilità dell’esistenza di alternative politiche e culturali e, quindi, del viaggio. A Zagabria sono stati più ampiamente discussi i temi del rapporto tra movimento locale e internazionale e quello di un’azione ancorata al cuore della località. Per ulteriori dettagli sul progetto Polis 21 clicca qui.
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