
foto di
FedericaVangelisti Photographer
L’
Eteronormatività è la parola che esprime il modo di vivere delle nostre società odierne e occidentali, il modo in cui dovremo vivere, agire e reagire.
Sesso: si riferisce al dualismo maschile e femminile dal punto di vista biologico- riproduttivo.
Genere: si riferisce ai ruoli socialmente costituiti, che la società considera i più appropriati. Queste credenze comprendono anche il credo che il genere umano sia suddiviso in due categorie distinte (uomini e donne) e che il matrimonio debba avvenire solo tra persone di sesso opposto, e che ciascun genere abbia i propri ruoli naturali da rispettare.
Il nostro è un sistema binario, ovvero incentrato sul rapporto
uomo-donna in quanto individui e portatori sani di valori: il ruolo che hanno assunto ai nostri giorni parole come “uomo” e “donna”, e cosa significhi in sostanza esserlo, riempire il ruolo, sono al centro di numerosi dibattiti in molti paesi all’interno dell’Unione Europea e in generale nel panorama mondiale. Queste parole sono oramai obsolete, ma ricche di significati nascosti. Guardando la televisione, camminando per le città, possiamo osservare in ogni istante cosa la società pensi realmente dei nostri ruoli. Le pubblicità di prodotti per la casa sono ancora connesse alle donne, come se fosse un loro obbligo morale occuparsi della casa, o come se gli uomini non ne fossero capaci. Le bambine sono associate a bambole e al colore rosa, i maschi al calcio e alle automobiline: le femmine sono più emotive, mentre spesso ai maschi viene imposto di non piangere, per mostrarsi forti.
L’uomo è solitamente connesso con il dio della guerra (Marte) e la donna con la dea dell’amore (Venere). Da generazioni cresciamo con l’idea quindi intrinseca che l’uomo debba combattere per la famiglia, per i beni primari, e la donna debba occuparsi della casa, dell’amore, delle relazioni affettive con i figli. Quest’idea che sembra così retrograda, è in realtà intrinsecamente attecchita nelle nostre menti sino ad oggi. Nel corso dei secoli molti scienziati hanno provato a spiegare le differenze tra i sessi anche con teorie scientifiche, e molti sembrano crederci ancora. E non è difficile trovare ragazze ventenni che dichiarino sicure che “gli uomini non sono in grado di occuparsi dei bambini come noi donne”. Sin dall’infanzia, cominci ad esser parte del sistema, e se non segui le linee e non ti integri perfettamente nel tuo stereotipo, verrai probabilmente denigrato.
Justina, Lithuania, ha così commentato:
"Penso che il ruolo all’interno della famiglia, sia solo da decidere all’interno della famiglia!non sono d’accordo con lo stereotipo della donna che cucina, sistema la casa, mentre l’uomo porta a casa i soldi. Penso che gli uomini potrebbero essere degli ottimi baby-sitter, e le donne sono in grado di far carriera. In Lituania le donne sono come prodotti promozionali, ovunque nei cartelloni pubblicitari, in televisione, vengono mostrate ragazze bionde e sensuali, e questo non fa che renderci tutte nervose!".
Ma cosa succede se oltrepassi la linea, se ti senti differente, inappropriato? Questo importante argomento troppo spesso rimane inespresso. Le etichette sociali sono uno strumento di potere legale per definire noi stessi: ad esempio, se nel tuo paese i matrimoni omosessuali sono vietati, potresti sentirti a disagio nel mostrare apertamente la tua sessualità.
Questo comincia sin dall’infanzia, quando all’asilo cominci a leggere storie di principi e principesse, e capisci quale sia il modo “normale” di vivere. Ma ancora, cosa significa normale? In realtà, è molto difficile da dirsi. La definizione odierna si riferisce a norme sociali comunemente accettate, ma qualcun altro potrebbe addirittura riferirsi a norme scientifiche. La realtà è estremamente più complessa. Tu sei chi decidi di essere, e nessuno può prendersi il diritto di farti sentire meno normale di chiunque altro. Dovrebbe essere chiaro abbastanza che il tuo orientamento sessuale non è importante per definire la tua persona, finchè non decidi tu che possa esserlo. Non devi certo andare in giro dicendo: vorrei una birra, e uhm..sono lesbica. A nessuno dovrebbe interessare di chi tu sia innamorato.
Mariana, Bulgaria:
"Credo che ognuno debba essere libero di essere come crede, nei limiti del rispetto delle persone che ha attorno. Non appartenere all’eteronomratività non significa mancare di rispetto a nessuno, se non a coloro con una mentalità retrograda, a coloro che ancora credono che il mondo sia o bianco o nero. Ma le persone dovrebbero aprire gli occhi, vedere i colori! Il mio paese è molto retrogrado, specialmente nei confronti di gay e lesbiche: soprattutto per gli omosessuali uomini, che non rappresentano l’idea del “Macho bulgaro”. Ma ancora credo che le cose possano cambiare."
Abbiamo centinaia di dichiarazioni di diritti umani, ma molti dei moderni governi occidentali sembrano non esserne interessati. Non si parla di normalità, ma di persone, e della loro felicità all’interno di un contesto sociale. Ecco come
Yunus racconta la situazione in
Turchia:
"In turchia metà della popolazione femminile soffre di violenze domestiche, e questo dato cresce fino al 97% spostandosi fuori dalle grandi città, o nelle aree più povere e isolate. E mentre il 70% degli uomini lavora, la percentuale scende al 25% per le donne: inoltre il numero di donne che non frequentano la scuola è di circa 600.000 bambine, che è ampiamente superiore rispetto al numero dei maschi. Bastano solo questi dati per mostrare come siano definiti i ruoli in Turchia. Ma perché la situazione è così? In Turchia, come nella maggioranza dei paesi di tardo sviluppo capitalistico, la famiglia è la chiave di lettura della struttura socio-economica del paese. Principalmente perché, per sopravvivere al forte potere maschile, la donna mantiene i propri diritti solo facendo la casalinga. Quindi il modo di essere libero come individuo dipende da ragioni economiche. Il successo e l’onore della famiglia viene misurato in base alle virtù della donna. Questa è la tipica caratteristica della cultura economica feudale. E la violenza contro le donne è strettamente collegata a questo sistema. Non avendo un posto dove andare, essendo donne (quindi senza una indipendenza economica, un lavoro o l’opportunità di trovarlo), la donna deve stare a casa, anche soffrendo. Certamente la situazione cambia nelle grandi città e nella parte occidentale della Turchia, ma cosa dobbiamo quindi aspettarci? O piuttosto, dobbiamo aspettare un altro centinaio di anni per l’evoluzione economica di queste zone? Esistono norme internazionali circa i diritti umani, e dovremmo lavorare per una trasformazione sociale che cambi la percezione delle persone, cambiando norme etiche e paradigmi."
Mehmet 22,Turchia, parla di mancanza di educazione:
"Il ruolo di uomini e donne prevalentemente dipende dal luogo di nascita e dalla famiglia. Ma è un fatto che la maggior parte degli uomini pensano che la differenza fisica e naturale renda le donne ineguali: gli uomini sono così legittimati a decidere per le donne, ed esse dovrebbero stare a casa e cucinare, prendersi cura dei bambini. Dall’altra mano lo stile di vita conservatrice, permette alle madri di crescere i figli con la solita idea dell’uomo leader e le donne obbedienti."
Jurga, 21, Lituania:
"Penso che donne e uomini dovrebbero avere gli stessi diritti. In Lituania, a mio avviso, i diritti sono abbastanza uguali, perché le leggi li assicurano: le nuove generazioni non compiono più questa distinzione: ad esempio, riguardo ai lavori di casa, cercano di dividersi i compiti, in modo da non lasciare tutto sulle spalle della donna. Penso che le donne lituane siano oggigiorno abbastanza autonome e indipendenti, e forti abbastanza da potersi difendere da sole."
Riguardo alle discriminazioni circa l’orientamento sessuale?
Yunus, Turchia
"L’omosessualità non può essere separata da tutti questi fattori. Il fatto che l’uomo sia essenziale per la sopravvivenza sociale ed economica della società, esserlo è importante. Nella nostra cultura le identità sono create guardando verso gli altri, o più facilmente creando gli altri. Se non esistesse un “altro”, non potremmo guardare con reale soddisfazione al “noi”. È per questo che gli omosessuali sono facili prede di discriminazione. Ma onestamente, mettendo da parte l’essere tollerante, è troppo difficile per me capire l’odio diffuso verso gli omosessuali in Turchia."
Mehmet Turchia:
"Anche l’omosessualità nasce dalla mancanza di familiarità con l’argomento. Per la maggior parte dei turchi, l’omosessualità semplicemente non esiste. Essere gay per un uomo è visto come un’imitazione di comportamenti femminili, una “fase” o una malattia temporanea; ed essere gay per una donna è nient’altro che una fantasia sessuale per la maggioranza degli uomini eterosessuali. C’è una forte pressione sociale contro i gay per prevenire il loro coming-out."
Justina, Lituania:
"Per me la Lituania è un paese omofobo, nonostante si tenti di mostrare al mondo quanto sia liberale. Pochi mesi fa c’è stato il primo gay pride dei paesi baltici, il Vilnius baltic pride 2010. Il paese era spaccato a metà, metà contro; nonostante questo, è stato fatto, con un sacco di forze di polizia e sicurezza(un numero molto più grande rispetto ai partecipanti alla parata). Penso che questo evento sia emblematico della situazione in Lituania, ancora visione sovietica, e mancanza di tolleranza contro i diversi. La mia opinione, è che non ho niente contro le famiglie e il matrimonio dello stesso sesso, ma riguardo all’adozione..mhm..è una situazione difficile."
Jurga, 21, Lituania:
"Riguardo all’omofobia, la situazione è un po’ più complicata: la nostra società è ancora troppo conservatrice, e le persone fin troppo intolleranti contro gli omosessuali. Ma non posso generalizzare per l’intera società: certo esistono anche persone tolleranti, che non odiano i gay. Per me i gay sono persone come tutti gli altri, e possono decidere per loro stessi quale orientamento avere. Perciò lasciamoli vivere come vogliono!".
Ci sono poi paesi dove l’omosessualità è riconosciuta legalmente e accettata:
Joe, Regno Unito:
"L’omosessualità qui non è visibilmente problematica. Ci sono certamente persone omofobe, come ci saranno sempre, ma non è poi così male. Ci sono alcune aree molto omofobe, e altre molto gay-friendly. Per esempio, a Londra, nel quartiere di Soho, c’è un’enorme comunità gay , che è visibilmente accettata e integrata. È chiaro che un sacco di omosessuali sono orgogliosi di esserlo, come si evince dal gran numero di gay pride organizzati nel mondo; tuttavia, non è chiaramente così facile essere gay, e per qualcuno può non essere particolarmente piacevole, ma la maggior parte delle persone in questo paese stanno accettando con naturalezza la cultura gay. Ho un sacco di amici gay e fieri di esserlo, e il gran numero di locali gay-friendly in Inghilterra, specialmente a Londra, sono d’aiuto per mostrare che gli omosessuali non debbano nascondersi."
In
Sud Africa, Johannesbourg, Donne:
"Nella mia città non ho mai riscontrato alcun tipo di discriminazione circa l’omosessualità. È largamente accettata, nonostante da parte di alcuni africani continuano episodi di omofobia. È molto più difficile essere gay per un uomo che per una donna: per esempio, camminando per la città potrai incontrare un sacco di coppie lesbo che si tengono per mano, ma mai due uomini, tranne che all’interno dei locali gay come il gay club Aqua Nightclub, dove le persone sono libere di comportarsi come vogliono"
Candice, Sud Africa, Citta’ del Capo:
"La vita gay in sud africa è legale, così come il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ci sono, e sempre ci saranno, casi di discriminazioni, da parte di persone più conservatrici, oppure dalle comunità religiose più intolleranti. Vivo a città del capo, che viene chiamata la PINK city, ovvero la capitale gay sud africana: ci sono molti locali gay, molto frequentati. L’ultimo attacco omofobo di cui ho sentito parlare accadde credo nel 2006, quando un attore africano di nome Brett, apertamente gay, venne attaccato e picchiato a morte."
La mia opinione è che il fatto che esistano delle aree, locali, gay, può essere un segno positivo, oppure no: tutto dipende dal contesto in cui essi sono collocati. Il locale gay può diventare un ghetto dove si fomentano nuove discriminazioni, nuove forme di razzismo, e stereotipi sempre nuovi. Nella società in cui vivo, e in particolar modo riferendomi al mio paese, l’Italia, assisto inerme a persone che tentano di entrare in ruoli cui non appartengono, e gli omosessuali non sono esclusi da questo comportamento. Sembra quasi che l’unico omosessuale accettato sia quello femminile, mentre i trans gender sono visti come prostitute, e così via. È inaccettabile che non si parli di un mondo, perché di mondo numericamente si parla, che è vivo e attivo. C’è poi l’influsso della chiesa, che può essere traumatico, perché spesso si sentono casi di omosessuali diseredati dalla propria comunità perché eretici. E lo scandalo dei preti pedofili che è stato in voga nei mesi passati, e sul quale non vorrei dilungarmi ulteriormente, ha contribuito a fomentare ancora altri stereotipi, circa l’alto numero di preti pedofili, e quindi omosessuali: ma è abbastanza evidente che pedofilia non sia un sinonimo di omosessualità, o viceversa. Le persone purtroppo tendono a credere e generalizzare attraverso ciò che vedono e sentono dalla televisione, dai mass media, quindi il potere mediatico può costruire dei pregiudizi così forti che si radicano nelle menti delle persone senza una motivazione precisa.
Ci si autoconvince della normalità di alcuni comportamenti per il background culturale della società che ci circonda. Ma sta a noi in concreto cambiare la rotta, per fare un ulteriore passo verso il pieno godimento dei nostri reali diritti, civili ed umani. Lo scorso Aprile ho avuto l’opportunità in prima persona di partecipare ad un workshop finanziato dalla Commissione Europea, che si è svolto a Berlino, circa le discriminazioni e le diversità nel contesto dell’integrazione europea, focalizzando in modo particolare sulle discriminazioni di genere. L’associazione che ha ospitato le lezioni si chiama Kombi, e lavora sin dagli anni 70 su questi argomenti, con manifestazioni, lezioni, workshop, particolarmente per ciò che concerne le discriminazioni sessuali. “Genere” si riferisce ai ruoli socialmente costituiti, a comportamenti, modo di fare, attitudini, che una determinata società definisce più appropriati per i due opposti sessi. Quei 5 giorni di corso sono stati fondamentali per il mio bagaglio culturale e personale, ed è da quella particolare esperienza alla quale ho attinto per scrivere questo breve articolo. Voglio inoltre sottolineare come questa piccola intervista sia stata fatta a persone con background diversi, nei loro 20 anni, con diversi orientamenti sessuali, come pure diverse preferenze, immagino, rispetto a gusti di gelato, vestiti, musica, film. Valeria Venturini