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Tenere lontano dalla portata dei bambini
(Gay Pride a Londra, 2007. Photo by: Cinzia Paterlini)
"Ecco, si può sperare che l'omofobia diventi questo: un repertorio di innocui stereotipi che pochi imbecilli prendono sul serio, mentre tutti gli altri ci giocano". Tommaso Giartosio
In Lituania, paese a predominanza cattolica di circa 3.4 millioni di individui, dal 2004 nell' Unione Europea, è in vigore da ieri una legge chiamata "Legge per la protezione di minori contro il dannoso effetto della Pubblica Informazione" che ha lo scopo di proteggere i bambini dalla vista di immagini definite dannose per il loro pieno sviluppo intellettuale e morale. Il testo, originariamente adottato il 14 luglio 2009, con 67 voti favorevoli su 74 presenti in aula, aveva visto il veto da parte del presidente Valdas Adamkus, che aveva dichiarato la legge discriminatoria, in base dei principi europei in materia di diritti umani e civili: era stata inoltre fortemente criticata da Amnesty International, varie organizzazioni non governative e infine dallo stesso Parlamento Europeo. Nella sua versione originale infatti, il testo proibiva la pubblicazione di informazioni ("positive", altrimenti definite di propaganda) che potessero incitare o difendere relazioni omosessuali, bisessuali o poligame, in posti come scuole, spazi pubblici e principalmente verso i media: insomma, tutti spazi facilmente accessibili ai minori di 18 anni. Dopo le critiche estere, il Primo Ministro lituano aveva emendato la legge il 28 dicembre 2010, e tutti i diretti riferimenti agli omosessuali sono stati eliminati. Il testo espone 19 comportamenti dannosi, come ad esempio mostrare istruzioni su come utilizzare esplosivi, raffigurazioni grafiche di violenza o morte, immagini che diano credito a fenomeni paranormali o ipnotici. Tuttavia il nuovo testo, pur non parlando direttamente di omosessualità, si riferisce adesso a tutti quei comportamenti che siano contrari ai valori della famiglia o che incoraggino un concetto di matrimonio che non sia espresso nella costituzione o nel codice civile del paese. Essendo il matromonio descritto come un unione tra uomo e donna, ogni pubblica esposizione di coppie omosessuali sarebbe pertanto proibita, assieme ad ogni proposta di riconoscimento dei diritti di coppia. Oltre ad essere fortemente discriminatorio, il testo non definisce cosa sia la pubblica informazione, nonostante sembri riferirsi genericamente a tutti i programmi TV, film, giochi per computer o pubblicità, sia online che cartacei, facilmente accessibili ai bambini. Insomma, tutto ciò che possa turbare la salute mentale o intellettuale e morale sviluppo dei bambini. Una riproposta del solito testo, solo con parole differenti. Dopo qualche lieve modifica a causa delle proteste dall'esterno, la legge è quindi di nuovo in vigore, più viva che mai. Il 26 febbraio Amnesty International ha lanciato un'appello all'Unione Europea, chiedendo di mostrarsi forte nel ripudiare questa legge. John Dalhuisen, esperto sulle discriminazioni di Amnesty International, ha definito questa legge un anacronismo per l'Unione Europea, e ha inoltre affermato: "Le autorità lituane non dovrebbero implementare una legge che discrimina gay e lesbiche restringendo la loro libertà di espressione". Dainius Radzevicius, direttore dell'Unione dei giornalisti lituani, ha cosi commentato: "Tutto ciò è assurdo. Non posso neanche immaginare come riuscuranno a implementare questa legge". La Lituania ha una storia alle spalle di forte intolleranza verso i gay, probabilmente, come diceva non a torto Anna Politkovskaja, a causa della mentalità fortemente maschilista che si respira in quell'area. Il governo ha ripetutamente bandito i Gay Pride e nel 2006 nella capitale Riga, alcuni attivisti per i diritti dei gay erano stati insultati e colpiti con uova, nell'indifferenza della polizia accorsa sul posto. Come sempre gli equilibri geopolitici portano l'Unione Europea a reagire tiepidamente, e soprattutto di fronte alla crisi internazionale ancora forte, soprattutto in Italia, Spagna, Portogallo, e in primis Grecia, i diritti umani trovano sempre meno spazio nei dibattiti comunitari. Ma questa legge è una chiara violazione dei principi internazionalmente riconosciuti, e pertanto l'Ue ha il dovere di far sentire la sua voce, e imporla con forza.
Il diritto alla libera espressione personale, anche sessuale, non deve risultare un argomento secondario. Uno stato che vieta di parlare di omosessualità ai propri bambini, pone una pesante ipoteca negativa sul futuro della popolazione, che tenderà sempre più verso discriminazioni e intolleranze sempre meno tollerabili.
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