
(Foto di
abhijeet.rane/flickr)
Articolo scritto in versione originale in inglese da Federico Guerrieri, tradotto da Anna Borrelli. Vent’anni fa, il 9 novembre 1989, cadde il Muro di Berlino. Un anno dopo, la Germania venne unificata e la Guerra fredda era ufficialmente terminata. I Paesi occidentali cominciarono ad accettare il vecchio nemico (URSS) secondo ciò che Gorbacëv considerava una comunità “unita dal comune retaggio del Rinascimento, dell’Illuminismo e dei grandi insegnamenti filosofici e sociali dei secoli Diciannovesimo e Ventesimo”. Con la conseguente dissoluzione dell’URSS, gli Stati Uniti rimasero l’unica superpotenza e il mondo sperò in un lungo periodo di pace sotto la guida dell’America e del suo modello economico, sociale e ideologico: il capitalismo. Le parole di Francis Fukuyama, politico e filosofo americano, tratte dal saggio “La fine della storia” (1989), esemplificano l’atmosfera di quei giorni: “Ciò di cui siamo testimoni non è soltanto la fine della Guerra Fredda, o il passaggio di un periodo particolare nella storia post-bellica, ma la fine della storia in sé, ovvero il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità e l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma finale di governo umano,” che condurrà all’“accumulazione infinita”. La fine della Guerra Fredda è considerata da Fukuyama un “dividendo della pace”: gli Stati Uniti, essendo l’unica superpotenza, non avrebbero più dovuto sprecare miliardi di dollari in finanzamenti militari. Fukuyama ha anche affermato che Cina e Russia hanno alterato la diffusione del liberalismo (che dal suo punto di vista è la democrazia). È chiaro per me che la democrazia è, ed è stata minacciata non solo da questi due paesi, ma anche dalla superpotenza egemonica, gli Stati Uniti. Le parole di Chomsky sono più esaustive delle mie per spiegare la situazione: “Il loro terrore contro di noi e i nostri clienti è il male assoluto, mentre il nostro terrore contro di loro non esiste, o, se c’è, è estremamente appropriato”. Come abbiamo visto durante gli ultimi vent’anni, Fukuyama (come al solito) si sbagliava completamente, infatti gli Stati Uniti hanno incrementato la spesa militare e hanno anche usato la posizione predominante di cui godono per imporre la loro visione del mondo agli Stati più deboli. In un contributo al Guardian, Michail Gorbacëv ha di recente sottolineato il fatto che, per milioni di persone nel pianeta, il mondo non è diventato un posto più sicuro. Al contrario, innumerevoli conflitti locali e guerre etniche e religiose sono comparse come flagelli sulla nuova mappa della politica mondiale. Purtroppo, negli ultimi decenni, il mondo non è diventato un posto migliore: le disparità tra i ricchi e i poveri sono rimaste immutate o sono aumentate, non soltanto tra il Nord ricco e il Sud povero ma anche all’interno degli stessi paesi sviluppati. I problemi sociali in Russia, così come in altri paesi post-comunisti, dimostrano che non basta abbandonare semplicemente il modello imperfetto di un’economia centralizzata e di una pianificazione burocratica, in quanto ciò non basta ad assicurare né la competitività globale di un paese, né il rispetto per i principi di giustizia sociale o di un dignitoso tenore di vita per la popolazione. L’odierna crisi economica globale era necessaria per mettere a nudo i difetti organici del presente modello di sviluppo occidentale che è stato imposto al resto del mondo come l’unico possibile; essa ha inoltre rivelato che non solo il socialismo burocratico ma anche il capitalismo ultra-liberale ha bisogno di complete riforme democratiche, della sua specifica perestrojka. European Alternatives ritiene che l’Europa debba svolgere un ruolo più importante nella politica mondiale. Se l’Unione europea comincerà a comportarsi come un’entità unitaria e avrà la capacità di costruire rapporti pacifici e vantaggiosi con i suoi vicini, sarà allora in grado di promuovere la sicurezza collettiva e rinnovare l’importanza delle istituzioni internazionali. Ma l’Unione Europea può assumere un ruolo importante negli affari mondiali solo se ogni stato membro accetterà una riduzione della propria sovranità e l’Unione sarà in grado di proporre una politica estera davvero unitaria.