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Come riconnettere potere e politica
Di Zygmunt Bauman, traduzione di Fabio De Franceschi (Foto: Mariusz Kubik/Wikipedia Commons) bauman Dieci anni fa Gerhard Schröder dichiarò: “La politica economica non è né di destra né di sinistra. O è buona, o è cattiva”. Oggi possiamo concludere che questa fu una profezia auto-avveratasi. Allora, undici Stati dell’Unione Europea su quindici erano governati dai socialisti. Ora – elezione dopo elezione, paese dopo paese – la sinistra è stata estromessa dal potere statale. Il punto cruciale, comunque, è che questi cambi della guardia hanno smesso di importare. Nel corso degli ultimi dieci anni, i partiti social-democratici hanno messo in pratica una “politica economica” che è consistita nella privatizzazione dei profitti e nella nazionalizzazione delle perdite; hanno guidato Stati con priorità come deregolamentazione, privatizzazione e individualizzazione. Non c’è da meravigliarsi se gli elettori hanno cominciato ad associare i social-democratici con la politica neo-liberista di smantellamento dei modelli comuni di sicurezza esistenziale, lasciando i singoli uomini e donne ad affrontare i loro destini da soli, con le loro – perlopiù scarse e inadequate – risorse individuali. Ora non c’è molto che distingua la “sinistra” dalla “destra” nella politica economica o, d'altronde, in qualunque altra politica. Negli ultimi anni dalla “sinistra” è venuto il segnale di voler essere ancora più scrupolosi della “destra” nel mettere in pratica l’agenda della destra, e migliori nel proteggere questi impegni dall’inevitabile reazione causata dalle loro terribili conseguenze sociali. Fu il “New Labour” di Tony Blair a fornire una base istituzionale alle rudimentali idee di Margaret Thatcher sull’inesistenza di qualcosa chiamata “società”, vedendoci solo, invece, “solo individui e famiglie”. È stato proprio il Partito Socialista francese a fare la maggior parte del lavoro nello smantellamento dello stato sociale francese. E nell’Europa Centro-Orientale sono i partiti “post-comunisti”, rinominati “social-democratici” (ben attenti nel cercare di evitare l'accusa di essere devoti al loro passato comunista), i sostenitori più entusiasti e rumorosi – e i più tenaci praticanti – della libertà illimitata per i ricchi, lasciando i poveri al loro destino. In precedenza, il marchio distintivo della social-democrazia era la convinzione che era dovere della comunità proteggere i suoi membri contro le potenti forze che questi non erano in grado di affrontare come individui. E le speranze del popolo erano riposte sullo Stato moderno per portare a termine questo compito: uno Stato abbastanza potente da obbligare gli interessi economici a rispettare la volontà politica della nazione e i principi etici della comunità nazionale. Ma gli Stati-nazione, nel loro stesso territorio, non sono più sovrani su nessun aspetto della vita di tutti i giorni. I poteri genuini – i poteri che decidono il ventaglio delle opzioni e delle possibilità di vita a disposizione della maggior parte dei nostri contemporanei – sono evaporati dallo Stato-nazione nello spazio globale. La politica, comunque, è rimasta locale, e non è più capace di raggiungere i potenti, meno ancora di controllarli. Abbiamo ora un potere liberato dalla supervisione politica nello spazio globale, e una politica senza potere nello spazio locale. La gran domanda è se esiste una forza politica in grado di arrestare l’ondata della globalizzazione – del capitale, del commercio, della finanza, dell’industria, della criminalità, del traffico di droga e di armi, del terrorismo, e dell’emigrazione delle vittime di tutte queste forze – avendo a disposizione solo i mezzi di un singolo Stato… Bhé, ci possono provare – come hanno fatto Corea del Nord, a Cina, Birmania, Cuba, o il Kirghizistan – ma le consequenze per i loro cittadini sono troppo ben conosciute da non essere sofferte dalla maggior parte di loro. Non è più possibile costruire uno “Stato sociale” che garantisca sicurezza esistenziale a tutti i suoi membri dentro il modello dello Stato-nazione. I problemi causati a livello globale possono solo essere risolti a livello globale. L’unica soluzione immaginabile all’ondata globale di insicurezza esistenziale è mettere insieme i poteri delle forze che sono già globalizzate con i poteri della politica, della rappresentazione popolare, della legge, della giustizia; detto altrimenti, c’è un bisogno di far risposare potere e politica – attualmente divorziati – ma questa volta a livello globale, planetario, di tutta l’umanità. È vero, sembra che la partita per quest’impresa sia persa in partenza; ma le visioni social-democratiche di una buona società sono sempre state oggetto di resistenza – e chi più dei social-democratici è riuscito recentemente a portare avanti i propri obiettivi contro ostacoli apparentemente insuperabili (ridefiniti recentemente “sondaggi d’opinione pubblica”)? Nel terzo secolo della sua storia, la social-democrazia si trova ad affrontare una sfida per la quale ha bisogno di ricostituirsi come forza politica planetaria, e di lottare per domare e limitare i poteri globali che si stanno a smantellando le conquiste sociali ed etiche che essa ha ottenuto nei primi due secoli della sua esistenza.
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