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Copenaghen: l'Europa in un mondo che cambia
climatechangeChichilniskybig (Photo:Gilbert R./Flickr) Traduzione dall'inglese di Valentina La Gatta Graciela Chichilnisky ha contribuito alla stesura delProtocollo di Kyoto, progettando l'articolo sul mercato del carbonio che è diventato legge internazionale nel 2005. È docente di economia alla Columbia University di New York. Il suo libro di più recente pubblicazione è Saving Kyoto. Chichilnisky-01homeFra tre settimane Copenaghen (dal 5 al 18 dicembre, ndr) avrà un impatto decisivo nell'ambito delle trattative climatiche. I rischi sono potenzialmente catastrofici. Ci si aspetta milioni di rifugiati climatici nel 2010, con un totale di 200 milioni entro il 2012. I quarantadue piccole isole-stato che costituiscono il 25% delle Nazioni Unite sono le più vulnerabili: devono mettere in conto la possibilità di un futuro in cui le loro terre verranno sommerse dalle acque marine. Questo è ad esempio il caso dell'Alaska, dove intere città stanno affondando in seguito allo scioglimento del permafrost. L'Africa invece, si trova di fronte ad altre problematiche dovute al cambiamento climatico quali l'alterazione delle correnti, le alluvioni e l'incremento dei casi di malaria. L'Australia, il continente più vecchio del mondo, è nel mezzo di un'alterazione delle correnti oceaniche, la più lunga della sua storia. È risaputo che che le nazioni in via di sviluppo, responsabili solo in minima parte delle emissioni mondiali, saranno quelle più colpite dagli effetti del cambiamento climatico. Le loro popolazioni sono le più esposte e vulnerabili e dipendono dalle condizioni climatiche sia per il cibo che per la sopravvivenza . Ma in futuro, con la combustione del carbone, l'Africa potrebbe causare, senza volerlo, trilioni di dollari di danni agli Stati Uniti, come mostrano i risultati di un recente studio dell'Ocse che ha identificato Miami come la città più vulnerabile del mondo. La città della Florida, infatti, a causa del riscaldamento globale, potrebbe subire potenziali perdite pari a 3,3 trilioni di dollari, seguita da Shanghai con perdite pari a 2,3 trilioni di dollari. Per la prima volta siamo tutti sulla stessa barca. Non c'è posto dove nascondersi. Sembrerebbe che l'attenzione generale sia stata catturata dalla gravità della situazione, eppure da un punto di vista concreto, le decisioni appaiono più conflittuali e incerte che mai. Il Protocollo di Kyoto rappresenta l'unico accordo che si sia mai avuto a disposizione per combattere il cambiamento climatico, eppure l'Europa, insieme agli Stati Uniti ed all'Australia, sembra essere contraria alla sua piena applicazione. La realtà è che il Protocollo di Kyoto contiene la struttura adeguata per la risoluzione del problema del cambiamento climatico in quanto fissa dei limiti per le emissioni di carbonio permettendo comunque alle nazioni una certa flessibilità. I paesi che superano il limite fissato, inquinando l'atmosfera, possono acquistare dei diritti di emissione dai paesi “puliti” che restano invece al di sotto dei limiti. Questo sistema penalizza i primi e ricompensa i secondi, ed è proprio quello di cui si ha bisogno. Crea i giusti incentivi economici per cambiare l'economia mondiale nella giusta direzione, dal momento in cui rende tutti i prodotti e i servizi “Carbon Intensive” più costosi, avvantaggiando prodotti e servizi "puliti" che diventerebbero così più convenienti. Questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno per un cambiamento dei valori a livello mondiale, quel tipo di cambiamento che l'Europa sostiene di necessitare e che desidera ottenere. Qualsiasi cosa accadrà a Copenaghen, noi continueremo ad avere bisogno della struttura base del Protocollo di Kyoto: riduzioni delle emissioni e flessibilità del commercio dei diritti di emissione, come nel mercato del carbonio che ho progettato e redatto nello stesso Protocollo nel dicembre del 1997. La contrattazione del mercato del carbonio è iniziata nel 2005 ed ha attualmente un potenziale di 120 miliardi di dollari in crediti di carbonio nel sistema EU ETS (il Sistema Europeo di Scambio di Quote di Emissioni). È un mercato che ha avuto una crescita sostanziale e si prevede diventerà il più grande mercato dei prodotti su scala mondiale. Persino la Camera dei Rappresentanti americana ha votato quest'anno la legge Waxman-Markey sul commercio del carbone per riprodurre negli Stati Uniti le caratteristiche proprie del Trattato di Kyoto: i suoi limiti per le emissioni e la possibilità di adattarli al sistema del "cap and trade”. Le contrattazioni del Protocollo di Kyoto sono durate decenni. Ricreare da zero un sistema mondiale sarebbe un disastro certo. Riscrivere le clausole di base del Protocollo richiederebbe il consenso di quasi 200 nazioni e sarebbe solo un sforzo inutile. Abbiamo bisogno di soluzioni immediate più che di giustificazioni per ulteriori procrastinazioni. Il mercato del carbonio è un esempio che ha aiutato a dimostrare come sia possibile ridurre le emissioni di carbonio e cambiare al meglio l'economia mondiale incrementando da un lato i prezzi di beni e servizi derivati dal carbonio e dall'altro incentivando la produzione di beni e servizi "puliti" (pensiamo ad esempio alle automobili a basso consumo). Il suo Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM), che offre ai Paesi in via di sviluppo un modo per partecipare al processo e ricevere una ricompensa per gli investimenti privati, ha conquistato nel corso degli ultimi 3-4 anni ulteriori 25 miliardi di dollari in progetti di investimenti "puliti". Eppure sembra che il Parlamento Europeo sia obbligato a eliminare o per lo meno a limitare severamente il Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM) e i suoi investimenti destinati alle nazioni in via di sviluppo: una visione limitata dei risultati che si potrebbero ottenere. Ritengono sia indispensabile un cambiamento vero piuttosto che degli investimenti che rimpiazzino il cambiamento europeo con cambiamentinei Paesi in via di sviluppo. In ogni caso questo non è altro che l'opposto di ciò che serve ai Paesi in via di sviluppo per ridurre le emissioni e raggiungere un'immagine di unità in una nuova forma di sviluppo sostenibile. In realtà quello di cui abbiamo bisogno è un modo per creare più investimenti “puliti" nelle nazioni in via di sviluppo che cambiano la struttura della centrale elettrica nell'economia mondiale, la quale stando all'Agenzia Internazionale dell'Energia (IeaEA), è un'infrastruttura da 50 trilioni di dollari. Si tratta di un progetto nel quale l'Ue può essere garante, favorendo investimenti in centrali elettriche che alimentino lo sviluppo economico aiutando così a combattere la povertà, mentre “risucchiano” il carbonio dall'aria per ridurre il rischio del riscaldamento globale. Quest'anno la Uk Royal Society ha pubblicato un rapporto sulle “tecnologie di cattura del carbonio presente nell'atmosfera” grazie alle quali si possono realizzare centrali elettriche che catturino il carbonio e che ne riducano così più di quanto non ne emettano. Queste tecnologie, denominate tecnologie Carbon Negative (tecnologie ad emissioni di carbonio ad impatto negativo), sono ora necessarie: stando, infatti, alla maggior parte degli scienziati, rappresentano l'unico modo per superare gli enormi rischi derivanti dal cambiamento climatico. La sola riduzione delle emissioni non è oramai più sufficiente: abbiamo rimandato troppo a lungo e ora dobbiamo ridurre direttamente il carbonio presente nell'atmosfera. Per questo necessitiamo di un programma Cdm più ampio. . Inoltre un programma Cdm più completo potrebbe essere utile anche all'Ue, ponendola nei panni di garante di investimenti privati redditizi nel mondo dell'economia, e di esportatrice di una tecnologia che sia in grado di creare nuovi preziosi lavori. I limiti delle emissioni stabiliti nel Protocollo di Kyoto sono limiti che sono stati fissati per i paesi ricchi dell'Ocse, responsabili della maggior parte delle emissioni a livello mondiale, ma si fermano al 2012, anno dopo il quale non vi è più nulla di stabilito. Il continuo scontro tra i Paesi in via di sviluppo e i Paesi industrializzati è ora pienamente evidente nell'impasse fra Cina e Stati Uniti: oltre ad essere le più inquinanti, le due superpotenze mondiali richiedono l'una all'altra riduzioni delle emissioni creando un clima da Guerra Fredda. I tempi sono cambiati, le armi sono diverse, ma la situazione è la stessa. Il futuro del clima in questo mondo sempre più diviso è essenziale per la sopravvivenza di qualsiasi specie vivente e forse anche di quella umana, dal momento in cui le previsioni non sono poi così rassicuranti. Sappiamo che il 99,9% di tutte le specie che siano mai esistite si sono estinte e quindi dobbiamo diventare un'eccezione alla regola. Ogni importante episodio di estinzione avvenuta sul pianeta – tutti e cinque e il nostro sarebbe il sesto – è stato preceduto da un cambiamento climatico. Quello di cui abbiamo bisogno è di una dimostrazione di unità mondiale, un modo per superare le nostre diversità, e la crudele divisione globale per la quale oggi più di 1,3 miliardi di persone vivono ai limiti della sopravvivenza con meno di un dollaro al giorno. Il Meccanismo di Sviluppo Pulito (Cdm) e le nuove tecnologie ad emissioni di carbonio ad impatto negativo possono, insieme al ruolo decisivo che l'Europa potrebbe rivestire, contribuire al raggiungimento di questi obiettivi. Può essere fatto e dovrebbe essere fatto. E allora qual'è il problema? Tutto quello che serve è essere d'accordo sul come ridurre il carbonio presente nell'atmosfera dopo il 2012. Continuare con la struttura esistente ma con riduzioni molto più consistenti e permettere inoltre al Meccanismo di Sviluppo Pulito di utilizzare le tecnologie Carbon Negative che l'industria del petrolio sta usando con successo da oltre sedici anni (ora aggiornato ad approcci Carbon Negative). Abbiamo ora bisogno di riduzioni molto più radicali, dal momento in cui abbiamo rimandato troppo a lungo. L'Europa si è offerta di effettuare entro il 2020 riduzioni delle emissioni fino al 30% inferiori rispetto a quelle del 1990. La proposta di riduzione del Presidente Obama è tuttavia inferiore solo del 17% rispetto al 2005, ed effettivamente il 3% al di sotto dei livelli del 1990. Questa proposta viene da una nazione, gli Stati Uniti, che è la più inquinante del mondo, e da un Presidente che ha espresso il desiderio di offrire una leadership internazionale nelle negoziazioni sul clima. Abbiamo bisogno di molto di più e questo è possibile: Copenaghen potrebbe mostrare la via per una soluzione che sia alla nostra portata, e un mondo in cui l'unità sostituisca la divisione globale. Può essere fatto, dovrebbe essere fatto e probabilmente sarà l'unica cosa che funzionerà.
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