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Diritti umani in Cina: una questione ancora aperta.
contraddizioni ("Contraddizioni". Photo by Valeria Venturini)
"Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà". (Napoleone)
Il rapporto Cina-Europa detiene un ruolo importante negli affari mondiali e nelle relazioni internazionali, in particolare per quanto concerne le questioni economiche. La Cina ha avuto la crescita più rapida di qualunque altra economia mondiale nei passati trent'anni, ed è ad oggi la terza maggior economia mondiale, dopo Stati Uniti e UE, prima del Giappone. Il 21 ottobre 2009 l'Unione Europea ha stanziato oltre 128 milioni di Euro in aiuti verso la Repubblica Popolare Cinese, improntando il programma sul dialogo-confronto tra i due attori circa le relazioni bilaterali nell'ambito del commercio, delle imprese e dello sviluppo, ma anche riguardo i cambiamenti climatici, l'ambiente, l'energia e le risorse umane. Il programma no-profit denominato "MEPT" (Manager Exchange and Training Programme), è stato sviluppato dalla Commissione Europea per portare avanti gli obiettivi stabiliti nel 1985 dal Trattato per la Cooperazione UE-Cina sul Commercio. Il problema principale, essendo la Cina il primo e il più grande partner commerciale dell'UE, diventa la questione del rispetto dei diritti umani, una realtà ampiamente sottovalutata, o quantomeno messa in secondo piano, anche a causa della crisi mondiale ancora in corso. Il 20 novembre 2009 ha avuto luogo a Pechino il 28° round del Dialogo UE-Cina sui diritti umani. "In questo modo" -ha detto il presidente cinese Hu Jintao- "desideriamo costruire il rapporto Cina-UE come un paradigma del modo in cui i paesi che perseguono diversi metodi e finalità circa il sistema sociale e lo sviluppo, possano nonostante ciò andare avanti e cercare una prosperità comune"; Hu Jintao ha sottolineato inoltre l'importanza del vertice annuale e la priorità data dal governo al rapporto con l'Europa, ma, nonostante questo, il tema dei diritti umani rimane un problema irrisolto, e le riunioni sembrano sempre più basarsi su materie economiche piuttosto che sociali. Ancora una volta il 1° dicembre 2009 la Commissione Europea ha tenuto un summit a Bruxelles, per discutere sulla questione dei diritti umani in Cina: attraverso le parole della euro-parlamentare Heidi Hautala, ha espresso le perplessità e le preoccupazioni del Parlamento Europeo per i cittadini cinesi in materia di diritti politici e civili, pena di morte, diritti delle minoranze etniche, libertà di espressione e di stampa, tortura e indipendenza del sistema giudiziario, senza interferenze da parte del governo; altri membri del Parlamento europeo hanno inoltre criticato il regime comunista cinese per il trattamento riservato alle minoranze etniche e religiose, in particolare nelle aree del Tibet e dello Xinjiang. La libertà di parola e di espressione, sancita nell'articolo 35 della Costituzione cinese del 1982, non trova che una parziale applicazione, vista in concomitanza con i "Principi Generali", che vietano ogni sabotaggio ed opposizione al sistema socialista: la maggioranza dei mezzi d'informazione risulta essere nelle mani del governo, che può quindi usufruirne per dettare un regime di verità assoluto, basato sulla propaganda del Partito Comunista , con un intenso monitoraggio che dev'essere accettato senza batter ciglio, ritenendo lecito imprigionare dissidenti colpevoli soltanto dell'essere critici nei confronti del governo. Soprattutto nei confronti del Web, alcuni motori di ricerca esteri come Microsoft Live Search, Skype, Yahoo o Google vengono costantemente monitorati: questa pesante censura, chiamata in gergo "la Grande Muraglia di fuoco", riserva alle autorità il diritto di bloccare messaggi istantanei che contengano parole considerate offensive. Quanto alla libertà politica,la Repubblica Popolare Cinese è conosciuta per la sua proverbiale intolleranza: gruppi dissidenti vengono regolarmente arrestati e imprigionati, spesso per lunghi periodi di tempo e senza processo; sono anche ampiamente segnalati episodi di tortura per estorcere confessioni forzate. Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, tra il 1994 e il 1999 la Cina si è classificata settima per numero di esecuzioni capitali, alle spalle di Singapore, Arabia Saudita, Bielorussia, Sierra Leone, Kirghizistan e Giordania. Amnesty International sostiene però che le cifre ufficiali sono molto più piccoli rispetto al numero reale, tenendo presente che in Cina anche le statistiche sono considerate Segreto di Stato: anche se i dati a partire dal 2007 sembrano registrare una sostanziale riduzione delle esecuzioni, (solo 470, in confronto con i dati degli anni precedenti), tuttavia Amnesty International sostiene che questo calo sia solo temporaneo, in quanto la cifra comprende solo le esecuzioni confermate dalle autorità, e si deve tener conto anche dell'atteggiamento intimidatorio esercitato dai funzionari cinesi che cercano di interferire con le ricerche. La Cina ha nel frattempo pubblicato una Carta di 54 pagine intitolata "Piano d'azione per i diritti umani" (2009-2010), che definisce le linee d'azione per la salvaguardia dei diritti sociali, culturali, economici, anche verso minoranze etniche, donne, bambini e anziani; il documento, una sorta di manifesto "costituzionale" sull'atteggiamento che la Cina si propone di rispettare, dimostrerebbe un primo impegno concreto verso l'esigenza di uno sviluppo basato su uno stato costituzionale e di diritto, nel rispetto dei diritti umani, che sono le priorità politiche dell'Unione Europea.
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