Di Ségolène Prouvot, traduzione di Valentina La Gatta

(Foto: La domination masculine/Elzèvir Film)
Il dominazione maschile (
La domination masculine) è il titolo di uno dei libri del sociologo francese Pierre Bourdieu pubblicato nel 1998, nel quale descrive come la discriminazione venga perpetuata nella società. È anche una frase che si può attualmente leggere in maiuscolo nelle strade di Parigi, stampata sulla locandina di un film che mostra mani femminili che lavorano a maglia genitali maschili di lana rossa e rosa. L'immagine è sia ironica che triste: ironica perché i genitali di lana lavorati a maglia sono ridicoli, e triste perché questa immagine di donna appare assurda, ma credibile. Ci si può facilmente immaginare che questa potrebbe essere una donna che sta lottando per diventare uomo o che stia semplicemente e gentilmente preparando qualcosa che farà piacere al suo uomo o agli uomini in generale.
Aumenta la mobilitazione delle femministe europee contro nuove forme di conservatorismo

Al giorno d'oggi in Europa, l'aumento di un nuovo conservatorismo sembra acutizzare sia gli attacchi nei confronti della parità fra i sessi sia la l'interesse delle femministe a combatterlo a livello Europeo, usando qualsiasi mezzo di mobilitazione: cinema, documentari ampiamente diffusi in internet, manifestazioni, ecc. In Italia è ben nota, la collusione tra la politica berlusconiana conservatrice e "di spettacolo" e il machismo. Lorella Zanardo, una femminista molto conosciuta, ha deciso di denunciare l'aumento del machismo e il crescente abuso delle immagini femminili ne "Il corpo delle donne", un documentario di venti minuti ampiamente commentato e diffuso sul web in tre lingue . Uno sguardo al documentario è già di per sé sconvolgente: si tratta di una successione di immagini di trasmissioni televisive di prima serata nelle quali giovani donne vengono umiliate in pubblico da uomini o donne più vecchi/e di loro, immagini di visi femminili ai quali la chirurgia plastica ha tolto per sempre la possibilità di esprimere una grande varietà di sentimenti. In Francia, abbiamo accennato all'approccio sarcastico adottato dal direttore del film La dominazione maschile, un giovane femminista, che descrive volentieri anche come deve lottare contro se stesso quando si sorprende in situazioni in cui sfrutta le possibilità date dalla sua posizione di "maschio". I movimenti femministi ed un collettivo di organizzazioni hanno portato anche ad una grande mobilitazione nelle strade di Parigi il 17 ottobre scorso per denunciare le continue forme di esclusione. Sempre lo stesso giorno (il 17 ottobre) in Spagna, invece, è stata organizzata una manifestazione contro l'aborto per protestare contro il prolungamento del tempo legale nel quale una donna può abortire. I cambiamenti legali sono stati approvati e la manifestazione ha avuto meno seguito di quanto si temesse ma comunque sia resta indice delle tensioni tra il conservatorismo e le manifestazioni sui diritti delle donne attualmente in gioco in Europa.
Dal momento in cui la disparità fra i sessi sopravvive in tutte gli Stati-nazione europei, le ragioni delle femministe per sviluppare e rafforzare i movimenti femministi transnazionali sono diventati più forti che mai. Il confronto può essere usato per mostrare la varietà di forme che il dominazione maschile assume nella vita di tutti i giorni e di conseguenza anche gli strumenti da utilizzare per combatterlo in maniera più efficace. Il dibattito sula presenza di "
un terzo di donne nella nuova Commissione Europea" rivela una serie di cambiamenti necessari in Europa per spianare la strada alla parità fra i sessi. Il dibattito degli inizi dello scorso novembre, riguardante la nomina della Commissione Europea, è un buon esempio per prendere in considerazione la questione riguardante la parità fra i sessi in Europa e le possibili soluzioni che si basano sul potenziale europeo e questo in contrapposizione alle situazioni "bloccate" in molti stati membri. Il dibattito sulla nuova Commissione Europea ha messo l'accento sul fatto che potrebbe includere soltanto un numero molto ristretto di donne. La mobilitazione di gruppi di cittadini, di membri del Parlamento Europeo, di donne "commissarie" è quindi stata organizzata per ottenere la quota di un terzo di donne nella Commissione Europea. Il fatto che sia stata necessaria una forte mobilitazione per assicurare la presenza di almeno qualche donna nella Commissione mette in luce l'ineguaglianza che persiste nella sfera politica degli Stati membri in giro per l'Europa. In questo contesto, l'introduzione di quote è apparsa utile e necessaria: la situazione sarebbe altrimenti rimasta caratterizzata da un'estrema disparità. Ma se gli Stati membri sono l'unica forza decisionale, è evidente che l'Ue possa solo replicare la situazione che esiste negli Stati membri: quella di una democrazia fatta e dominata dagli uomini. Finora la nomina dei membri della Commissione Europea è stata lasciata nelle mani dei leader degli stati membri, ognuno dei quali decide in segreto e sulla base di criteri poco chiari, chi sarà il candidato nazionale. Questo tipo di procedimento incoraggia la scelta di un proprio pari, spesso un uomo bianco di mezza età che ha avuto l'opportunità di raggiungere una posizione significativa a livello nazionale. Non favorisce le nuove personalità politiche. Il proporre un sistema di quote era un semplice mezzo per interrompere questa tendenza e comunque sia non getta le basi per un cambiamento radicale e per evitare il ripetersi della situazione ogni cinque anni.
È alquanto sorprendente che il presidente della Commissione, rappresentante degli interessi europei, non possa scegliere il proprio team: se il Presidente potesse formare un team scegliendo fra i candidati proposti dai gruppi politici votati dai cittadini europei, questo team sarebbe probabilmente più ugualitario e meno legato agli interessi dei Primi Ministri dei paesi nazionali. L'instaurarsi di un processo più democratico per definire chi dovrebbe prendere le decisioni in Europa potrebbe rappresentare l'unico modo per assicurare a lungo andare l'uguaglianza. Il dare a coloro che sono meno "nel sistema" delle politiche e degli stati nazionali la possibilità di accedere a posizioni significative potrebbe rappresentare così un processo che andrebbe anche oltre quello che è possibile fare a livello nazionale.
La fine del dominio maschile non è un processo naturale che si produrrà sicuramente. Dev'essere seguita da vicino ed accompagnata, se non si vuole correre il rischio della protrarsi ulteriore della disuguaglianza che ancora oggi, a distanza di dieci anni, fà della dominazione maschile un titolo ancora rilevante. I possibili elementi di ostacolo alla garanzia dell'uguaglianza potrebbero sembrare illimitati ma ci sono ancora modi per far crollare la dominazione maschile. La struttura europea da alle femministe le opportunità per sfidare le forme istituzionalizzate di dominio a livello nazionale, per mezzo del confronto tra le istituzioni di "dominio". Nell'Ue è ancora possibile un cambiamento e l'equilibrio dei poteri non è stabilito. L'Europa fornisce la base per l'istituzione di una sfera politica più ugualitaria che per quanto non sia sufficiente ad assicurare una società di parità fra i sessi, costituisce però i suoi prerequisiti di questa sfera politica stessa. Una sfera politica più ugualitaria assicurerebbe inoltre, più in generale, una società più ugualitaria per tutti i tipi di interesse e di persone e non solo quelle definite da quote.