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Il Ruolo di Una Rivista
Oggi una rivista può solo essere internazionale nella sua composizione e cosmopolita nelle sue intenzioni. Bisogna creare un viandante, un eterno vagabondo che corra il mondo inseguendo una tribù di menti sparse per i continenti. Ma già non è più tempo per una semplice presentazione dell’altro, una mera illustrazione delle vicissitudini politiche o culturali di paesi ‘esteri’. No, quello che si ricerca è un’alleanza, una collaborazione di intenti che valichi paesi e confini, un fare-assieme, un combattere comune. Ed è per questo motivo che il ruolo di questa rivista è inseparabile dal progetto che la anima e di cui fa parte. Non tanto come ‘portavoce’, come semplice organo di informazione, di propaganda. Ma come costituzione di uno spazio pubblico, uno spazio di discussione, di dibattito, e di impegno, che contribuisca alla creazione di una pratica veramente transnazionale. È questo uno dei motivi per la creazione di questa versione italiana del giornale, che accompagna, complementa, e arricchisce la versione inglese, e che sarà presto seguita da una versione francese. Diciamo uno dei motivi perché un secondo, altrettanto importante, è senza dubbio una forte preoccupazione nei riguardi della deriva della politica e società italiana verso forme sempre piu marcate di xenofobia e populismo, una deriva che sta sempre piu sganciando l’Italia dal sistema europeo e da ogni forma di decenza democratica. E pensiamo che questa deriva possa essere combattuta con un salto di qualità, chiedendo non una semplice normalità, un centrismo pulito che svelto rimpiazza lo stesso concetto di sinistra, una ricerca del semplice status quo europeo che nelle condizioni tutte particolari dell’Italia di oggi assume un carattere quasi radicale, ma bensì raddoppiando la posta, facendo partire un discorso su cosa vorrebbe dire fare politica con l’Europa e il mondo intero nei propri occhi, proponendo soluzioni progressiste ed emancipatorie con l’ambizione di cambiare nient’altro se non le logiche della politica globale stessa. Ma questo è un lavoro che non può, non deve essere condotto da una comunità chiusa, definita geograficamente, appartenente alla stessa nazione o alla stessa Unione. Ed è per questo motivo che è la composizione stessa della rivista a dover essere transnazionale, nei suoi contenuti, nei suoi collaboratori, nella sua diffusione. La rivista deve essere rappresentante del discorso che vuole diffondere, o piú importante ancora, è quello stesso discorso che può solo essere creato, definito, difeso, da nessuna prospettiva privilegiata, da nessun centro urbano, ma attraverso sempre variabili geografie del pensiero. Ma il ruolo di una rivista è anche di non essere solamente una rivista. È di farsi progetto, di avere un’anima, di assumere una posizione, di tenere alta la bandiera di un’alleanza di ideali, scommesse, e visioni, un’alleanza contradditoria e polifonica, ma un’alleanza che trova riscontro in e che si fa organizzatrice di azioni concrete e condivise, prese di posizioni comuni, comunicati diffusi in più paesi e a più voci, incontri, ricerca, produzione artistica, militanza. Una rivista attivista, ecco cosa bisogna crare. Ma, alla fine di tutto, le mani dei redattori sono sempre state sporche. E che siano sporche di impegno, prima ancora che d’inchiostro.
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