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Quale Futuro Per i Rom in Italia?
The age of innocence-Federica Vangelisti ("The Age of Innocence". Photo by: Federica Vangelisti/Flickr)
"Quando arrestiamo un Rom, riceviamo l'applauso dei politici. Quando arrestiamo un politico, siamo faziosi". (Luigi De Magistris)
Cresce la preoccupazione per la condizione precaria di Rom e Sinti sul territorio italiano, nella totale indifferenza da parte di mass media e governo. Gli episodi di violenza, discriminazione, odio, aumentano quotidianamente, ma continuano a mostrare sostanzialmente i Rom come carnefici e mai come vittime. I Rom sono da sempre l’archetipo degli immigrati, criminali e indesiderati: questo sentimento si è incrementato notevolmente dopo gli ingressi nel territorio italiano di circa 10.000 Rom kosovari, giunti nell’estate del 1999 dopo la "pulizia etnica" degli albanesi, i bombardamenti Nato e le azioni militari jugoslave. Le stime parlano ad oggi di un numero che oscilla tra 60.000-90.000; spesso risultano clandestini perchè per regolarizzarsi possono usufruire soltanto di un permesso di soggiorno temporaneo, per un periodo da 1 a 6 mesi. La maggior parte di essi, fatta eccezione per un 15%, non sono piu nomadi, ma ancora non vengono considerati profughi: vivono in maniera sedentaria nei cosiddetti "campi-nomadi" e desiderano una casa ed un lavoro "normali". Ma vengono comunque considerati diversi. La teoria "nomade" serve soltanto a fomentare il senso di non appartenenza, a segregarli, trattarli come bambini infantili, inadatti alla nostra società. Le etichette (labels) ufficiali governative, servono a produrre ed rinforzare quello che Foucault chiama "il regime di verità": sono le cosiddette "politiche generali" della verità che regolano ciò che deve risultare vero e ciò che è falso, quali discorsi accogliere e quali ripudiare e contribuiscono a creare modelli triti e irreali. Il 7 marzo 2008, il CERD (Comitato Europeo contro le Discriminazioni Razziali) ha criticato aspramente il comportamento italiano verso Rom e Sinti: in particolare, raccomandando all’Italia di adottare una legislazione che riconosca Rom e Sinti come una minoranza nazionale e linguistica; costruire un ufficio indipendente per i diritti umani, secondo i principi di Parigi (1991); annullare la segregazione della comunità in materia di alloggio, schierandosi contro i provvedimenti locali che negano la residenza ai Rom e sistemano i campi fuori dalle aree popolate; aumentando l’inclusione nel sistema scolastico, per diminuire gli alti tassi di abbandono. Inoltre, ha espresso vive preoccupazioni circa le affermazioni di alcuni partiti xenofobi e offensivi verso le minoranze, per prevenire discorsi di incitamento all’odio e contro il paradigma del diverso, basato su stereotipi poco veritieri. I casi da citare sono purtroppo molteplici. Nel 2000, l’allora sindaco di Cernusco sul Naviglio ( Milano ), Paolo Frigerio, dichiarò pubblicamente che avrebbe pagato 5 milioni di Lire per spargere liquame in un accampamento Rom, definendo questo strumento "l’unico sistema per pareggiare i conti con i Rom, un atto di giustizia, considerando il degrado che lasciano queste persone". Il partito Lega Nord ha frequentemente usato un linguaggio razzista nei confronti di Rom, Sinti e verso gli immigrati in genere, durante febbricitanti comizi elettorali: nella campagna del 2000, ad esempio, il candidato Umberto Bossi ha distribuito volantini contenenti lo slogan "se non volete zingari, marocchini e delinquenti a casa vostra, votate Lega Nord"; nonostante (o grazie a), i toni accessi e anticostituzionali, alle elezioni regionali del 16 aprile 2000, il centro destra e l’estrema destra hanno ottenuto la maggioranza. Il 19 marzo 2009, a distanza di un anno dalla brutta figura precedente con il CERD, appare un’altra triste fotografia del "bel paese". Dal rapporto ILO (agenzia Onu per il lavoro) emerge chiaramente un’Italia definita "razzista verso gli stranieri". Il ministro degli Esteri Frattini riesce semplicemente a replicare con risposte sbrigative, quali: "tutte affermazioni false, non dimostrate da elementi concreti, da respingere al mittente" e dichiarandosi indignato. Nessuno scandalo invece per la Caritas (organismo pastorale per la promozione della carità), da sempre in prima linea per lottare contro la segregazione razziale e le discriminazioni. Ancora, il prosindaco di Treviso, Gentilini, anche chiamato "lo sceriffo", afferma addirittura, in un suo comizio del 14 settembre 2008, di voler eliminare i bambini Rom che rubano, chiedendo "pulizia etnica": per le suddette frasi il 27/10/2009 ha subìto una condanna per istigazione all’odio razziale, per la quale non potrà fare piu comizi per tre anni. La sua reazione alla condanna è stata, in tutta tranquillità, quella di affermare che aveva "semplicemente riportato le lamentele dei suoi concittadini". Il Comitato dell’Onu contro le discriminazioni razziali, attraverso le parole dell’Alto Commissario Navy Pillay ha condannato il comportamento italiano verso gli immigrati in genere presenti nel territorio, "abbandonati o respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, in violazione del diritto internazionale..(…) come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi". Nel frattempo continua una serie di sgomberi a catena nelle comunità nomadi dislocate sul territorio italiano e cala un velo di omertà sull’opinione pubblica: dopo Roma (dove sono presenti circa 50 campi nomadi) e Cosenza, è stata la volta di Milano: circa 200 persone sfollate verso la periferia est della città, dopo che agenti in tenuta anti sommossa hanno raso al suolo il campo, violando i diritti umani e le leggi in materia, senza preventiva notifica agli interessati e senza tantomeno offrire una concreta alternativa abitativa. Il vicesindaco di Milano ha sottolineato con orgoglio dell’aiuto offerto a donne e bambini (ma non agli uomini) da parte dei Servizi Sociali attivi nell’area, dimenticandosi di sottolineare che ben pochi degli sfollati accetterebbero di essere divisi dai loro componenti familiari, considerando, tra le tante motivazioni, le origini culturali che lo vietano. La retorica della pubblica sicurezza rischia di sfociare in episodi di violenza sempre piu acuta: una politica aggressiva e discriminatoria nell’associare i Rom alla criminalità, serve soltanto a fomentare un allarmismo infondato e una sensazione illusoria di un futuro ordine pubblico. Siamo ancora quindi molto lontani dall’affermazione dell’articolo 21 della carta dei diritti fondamentali:
"è vietata ogni forma di discriminazione fondata in particolare sul sesso, la razza, il colore della pelle, o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, lingua, religione, convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali".
I fondi stanziati a livello locale restano spesso inutilizzati, o più semplicemente si cerca di spostare i campi nomadi il più lontano possibile dagli occhi dei cittadini autoctoni, per non turbarne la quiete. Il campo nomade funge sempre più da luogo di segregazione e palcoscenico passivo delle incapacità politiche. Ma quali politiche concrete può prendere l’Unione Europea di fronte alla cecità e l’impreparazione italiana? L’unica cosa certa è che servono politiche concrete e aiuti verso coloro (la maggioranza), che desiderano uno stile sedentario, un lavoro fisso ed una casa: i campi nomadi, troppo spesso senza illuminazione o servizi igienico-sanitari, rimangono una magra consolazione, realizzati soprattutto per il bene dei cittadini italiani, senza visionare concretamente le esigenze di coloro che ne usufruiscono. L’istruzione per i bambini rimane una mera utopia: il 97% di loro non frequenta la scuola dell’obbligo, e, coloro che provano, vengono facilmente considerati disadattati sociali e mentali. L’emarginazione è in continua crescita, e l’unico "zingaro" accettato continua ad essere quello bello e artista, che nella realtà concreta, non esiste. Considerando la complessità della materia e le centinaia di sfaccettature tra i vari gruppi (lingua,usi, costumi e spesso aree di provenienza del tutto differenti), la necessità primaria è quella di formare persone competenti in materia, che sappiano mediare le richieste delle parti, senza dimenticare gli ideali di tolleranza e uguaglianza che stanno alla base della nostra Costituzione, ma soprattutto, della nostra coscienza.
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