Login with your EA account
Need a new account?
Facebook user?
You can use your Facebook account to log in to European Alternatives:

EA home page » Posizioni » Un nuovo caso di diritti negati in Cina
Un nuovo caso di diritti negati in Cina
shangai (The great firewall of China-INFORMATION FILTRATION NATION-Shangay, China Photo by: lifemage/Flickr) La Cina ha comunicato questa mattina alle 10.30 ora locale (le 2.30 inglesi) l'esecuzione con iniezione letale del cittadino britannico di origini pachistane Akmal Shaikh, di 53 anni. L'esecuzione, svoltasi a Urumqi (area dello Xinjiang, nel nord-ovest dello stato) è avvenuta dopo il giudizio definitivo da parte della Corte Suprema cinese. L'accusa a carico dell'uomo sarebbe quella di narcotraffico internazionale: Akmal era infatti stato arrestato nel settembre 2007 su di un areo partito dal Tagikistan, a causa del ritrovamento di 4,03 kg di eroina nella sua valigia: considerando che il limite consentito è di 50g, tale quantità posseduta dall'uomo sarebbe infatti sufficiente, secondo le leggi cinesi, a provocare circa 26.000 morti. La portavoce del Ministro degli Affari Esteri, Jiang Yu, ha così commentato: “Le strutture legali di Cina e UE possono essere differenti, ma ciò non deve compromettere il mutuo rispetto tra le nostre relazioni” ed ha inoltre aggiunto: “nessuno ha il diritto di giudicare la sovranità giudiziaria del nostro paese”, esprimendo forte scontento verso le accuse britanniche. I parenti della vittima, padre di tre figli e residente di Kentish Town (Nord Londra), hanno dichiarato che l'uomo era da tempo in uno stato di forte depressione, un grave disagio mentale che lo aveva portato a farsi convincere con l'inganno a trafficare cocaina: Shaikh ha inoltre scoperto soltanto ieri, attraverso due cugini, che sarebbe stato giustiziato il giorno successivo. Philip Alston, delle Nazioni Unite, ha dichiarato che secondo le loro informazioni, l'interrogatorio verso l'accusato sarebbe durato non più di 30 minuti: un tempo quindi insufficiente per rappresentare una concreta prova di colpevolezza. L'esecuzione di Shaikh, la prima nei riguardi di un cittadino europeo dal 1951 (anno in cui l'italiano Antonio Riva venne giustiziato, assieme al giapponese Ruichi Yamaguchi per un presunto complotto contro il governo di Pechino), ha portato all'interno dell'opinione pubblica occidentale un forte sdegno. In un comunicato diffuso stamani da parte di Downing Street, Gordon Brown si è dichiarato totalmente indignato, condannando il gesto delle autorità cinesi che avrebbero ignorato le pressioni estere che tendevano a sottolineare i problemi psichici dell'uomo: anche Ivan Lewis, Ministro degli Esteri inglese, ha dichiarato stamani alla radio “radio 4's today” come questo giorno sia di profonda depressione e sgomento per chiunque nel mondo: increscioso come la Cina sia potuta andare avanti senza un briciolo di compassione né alcun tipo di accertamento medico nei confronti dell'uomo: "questa esecuzione mi fa personalmente sentire un gran peso allo stomaco, ma non rimarrò fermo ad ascoltare: tutto questo è inaccettabile”. Il Ministro degli Esteri britannico ha inoltre convocato l'ambasciatore cinese a Londra, per ribadire alla diplomatica Fu Ying la propria condanna nei confronti dell'esecuzione, portata avanti nonostante le richieste di clemenza avanzate dal governo di Londra e dalla famiglia della vittima. Come già sottolineato in un precedente articolo, le autorità europee e in primis quelle inglesi, hanno per l'ennesima volta sottolineato all'unisono una ferma condanna al fatto, affermando che un dialogo sincero e forte con la Cina non significa una passiva accettazione nel loro poco riguardo circa il trattamento dei diritti umani, che va contro a tutte le leggi internazionali, non è assolutamente accettabile nel 21° secolo. L'avvocato Teng Biao, parlando dei diritti civili all'interno del paese ha confermato che in Cina il sistema giudiziario non è indipendente, ma totalmente controllato dal governo. “Quello che troviamo veramente spaventoso” ha commentato Roseann Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International “è che le autorità non abbiano concesso le attenuanti, previste dalla legge cinese in caso di malattia mentale dell’imputato”. Durissima la reazione dal ministro degli esteri cinese, che ha invitato Regno Unito a fare un passo indietro per non creare tensioni tra Londra e Pechino. Ma la Cina non può continuare ad ignorare i richiami europei e internazionali, e l'UE deve far capire di non essere piu disposta a scendere a questo genere di compromessi. La Cina continuerà ad essere rispettata come potenza internazionale solo ed esclusivamente se si adatterà agli standard internazionali sui diritti umani quale priorità assoluta. In un contesto di internazionale interdipendenza, c'è bisogno di rispetto reciproco , ma anche e soprattutto di reciproche aspettative di miglioramento da entrambe le parti: e ancora una volta la Cina si è mostrata ferma nel perseverare con la sua personale politica repressiva.
Aggiungi i tuoi commenti
Languages
Articoli correlati
Follow us on Facebook
Partecipa
European Alternatives è in primo luogo una comunità transnazionale di attivisti. L’organizzazione è spinta dalla volontà di cambiare la politica e la cultura, in Europa e nel mondo.
Partecipa ora
Mailing list
UNA email al mese con AGGIORNAMENTI su eventi, progetti e nuove pubblicazioni!
Iscriviti
Bene! Ti sei appena iscritto alla nostra mailing list!