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Verso nuovi equilibri economici: finita l'era del Dollaro?
dollars ("My Lucky Dollar [metaphor of a global crisis]" Photo by: Mulia/Flickr) Il giorno 18 Dicembre 2009 si è conclusa la conferenza di Copenhagen che segna una svolta epocale circa le relazioni economiche internazionali e lascia un grande interrogativo sui possibili sviluppi geopolitici mondiali futuri. I paesi riuniti nell' ALBA (acronimo che sta per "Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America" , della quale fanno parte Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua, Dominica e Honduras) hanno deciso di abbandonare ufficialmente il Dollaro per gli scambi commerciali all'interno dei paesi stipulanti l'accordo. La nuova valuta, il SUCRE ("Sistema Unico di Compensazione dei pagamenti Reciproci") entrerà in vigore dal primo Gennaio 2010: si tratta di una moneta che verrà utilizzata negli scambi commerciali tra i paesi aderenti a questa organizzazione, inizialmente virtuale ma che in futuro si trasformerà in moneta reale, proprio come è successo con l’Euro. L'iniziativa, oltre ai sei paesi ufficialmente membri dell'ALBA, è stata aperta a tutti i paesi dell'America Latina e Caraibica che ne facciano richiesta e ha visto al momento l'aggiunta dell'Ecuador. I segnali di una imminente fine del Dollaro arrivano anche dall'aggravarsi della situazione economica negli USA, con la continua crescita del debito pubblico, il crollo degli ingressi e l'aumento della disoccupazione: il debito pubblico statunitense nel 2008 è arrivato a sfiorare i 10.699,80 miliardi di dollari, che rappresenta praticamente il 75% del PIL, e la situazione tende ad aggravarsi, nonostante il tasso di disoccupazione si sia momentaneamente fermato al 10%; la FED sotto l’etichetta di quantitative easing, si è impegnata in una campagna di acquisto enorme di titoli del Tesoro (un tetto di circa 300 miliardi di dollari che verrà sicuramente innalzato). La Cina, maggior detentore estero di assets americani (titoli di debito pubblico), pari a circa 768 miliardi di dollari, ha smesso di accrescere le sue riserve internazionali in Dollari e tramite le parole del governatore del Banco Popolare Cinese, Zhou Xiaochuan, ha espresso la necessità di una nuova moneta di riferimento a livello mondiale. Nel frattempo il 17 dicembre 2009 c'è stata una riunione a Il Cairo anche tra i vertici del golfo Persico (Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Bahrain) i quali hanno sottoscritto un patto che prevede l'adozione di una moneta unica regionale: il ministro delle Finanze del Kuwait, Mustafa al-Shimali, ha spiegato che tale patto permetterà di creare una Banca Centrale con il compito di creare la moneta unica. Hugo Chávez, il presidente del Venezuela, il paese con la maggiore riserva petrolifera al mondo, in altre occasioni aveva già proposto la creazione del "Petro", una petromoneta legata alle riserve petrolifere di cui sono ricchi alcuni stati del mondo, esattamente come si faceva in passato, quando le monete di riferimento (Sterlina e poi Dollaro) erano ancorate alle riserve auree: egli si è fatto pertanto portatore della decisione di uscire dall'area del Dollaro a seguito dell'ultimo incontro ufficiale tra i rappresentanti dei paesi ALBA, tenutosi il 13 dicembre a Cuba, dove aveva già espresso i suoi dubbi e perplessità circa la politica imperialista perpetuata da Obama. Definendolo "Premio Nobel per la guerra", egli ha affermato: "Questa è una opportunità per continuare a disegnare il nuovo mondo multipolare: la nuova architettura del mondo post-impero Usa, dato che l'impero del dollaro è arrivato alla fine; siamo alla caduta definitiva dell'impero yankee"; si è inoltre scagliato contro i Paesi Sviluppati che con le loro richieste vogliono dividere la popolazione tra numeri uno e numeri due, popolazioni di serie A e di serie B. La crisi ancora in corso ha mostrato le carenze del sistema economico attuale, che hanno portato una crisi intestina negli USA propagarsi a macchia d'olio in tutto il mondo. Quindi quanto ancora potrà durare il Dollaro e le economie a esso collegate? Una riorganizzazione finanziaria ed economica dovranno senza alcun dubbio essere alla base delle prossime riunioni in seno all' Unione Europea. La rischiosa dipendenza dal Dollaro ha innescato un interrogativo che dovrà essere studiato e valutato attentamente dagli economisti, nella speranza che si possa prevedere la prossima crisi mondiale con maggior attenzione: da quest'ultimo crollo di Wall Street è ormai chiaro che USA e UE non possono perpetuare la folle politica economica degli ultimi trent'anni ma prepararsi invece ad una Nuova Breton Woods.
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