
("
End of freedom" Photo by:
ABD AL-RAHMAN AL TERKIT/Flickr)
"La libertà di pensiero è la madre di tutte le libertà".
Ogni anno intorno al 10 dicembre, data in cui venne firmata la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", il Parlamento Europeo consegna il
Premio Sakharov per la libertà di pensiero: un riconoscimento istituito allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali.
Il premio è dedicato allo scienziato e dissidente sovietico
Andrei Sakharov (1921-1989): famoso per il suo contributo alla creazione della bomba all'idrogeno e la sua successiva attività negli anni '70 in favore dei diritti civili che lo portarono a vincere il Nobel per la Pace; critico nei confronti degli aspetti repressivi del regime sovietico tanto da fondare nel 1970 il Comitato per i diritti civili dei perseguitati, fu arrestato e nel 1980 confinato a Gor'kij; successivamente riabilitato da Mikhail Gorbaciov nel 1986, rientrò a Mosca e fu eletto deputato nel 1989.
Il 16 dicembre di quest'anno ,a vent'anni dalla sua morte, si è svolta l'annuale premiazione che ha visto l'assegnazione del premio all'
ONG russa per i diritti umani
Memorial.
A ricevere il premio c'erano tre attivisti russi
Oleg Orlov,
Lyudmila Alexeyeva e l'ex prigioniero politico, oggi dirigente di Memorial,
Sergei Kovalev, i quali hanno chiesto all'Europa di fare di più per i diritti umani in Russia.
Parlando della situazione all'interno del suo paese, Kovalev ha sottolineato che "
non è tutto così lineare come può apparire. Abbiamo molti alleati nella società russa, sia nella nostra lotta per i diritti umani che nella lotta contro lo Stalinismo. E il potere in Russia non è così omogeneo e compatto come può sembrare a un primo sguardo".
Ha inoltre aggiunto: "
Un'Europa unita può avere una politica ferma e allo stesso tempo amichevole con la Russia, basata sul sostegno e la pressione. Purtroppo è molto lontana da usare al meglio entrambi gli strumenti. Il ruolo dell'Europa non è di stare zitta, ma di ripetere, ricordare, ridire e insistere che la Russia deve rispettare i suoi impegni".
E' stato lo stesso Sergei Kovalev, evidentemente emozionato, a commentare: "
Sono sicuro che, premiando Memorial, il Parlamento aveva in mente prima e soprattutto loro, i nostri amici adorati, compagni di battaglia, anime sorelle. Il premio appartiene a loro.Non posso esimermi dal citare Natalya Estemirova, membro di Memorial, ardente militante per i diritti umani, uccisa in Cecenia quest'estate. Non posso non ricordare l'avvocato Stanislav Markelov e le giornaliste Anna Politkovskaya e Anastasia Baburova, assassinate a Mosca; l'etnologo Nikolai Girenko, sparato a San Pietroburgo; Farid Babayev, ammazzato in Dagestan, e molti altri. Purtroppo questa lista potrebbe continuare a lungo".
Natalia Estemirova conosceva bene la situazione nel Caucaso e aveva denunciato ripetutamente le violazioni di diritti umani: premiata per il suo coraggio, poco prima della sua morte aveva denunciato un'esecuzione arbitraria in Cecenia, atto che aveva messo in allarme le autorità filo-russe.
Anche Anna Politkovskaya, uccisa con quattro colpi di pistola al volto mentre stava per pubblicare una nuova inchiesta su abusi e torture in Cecenia, nonostante un tentativo di avvelenamento e le numerose minacce, aveva continuato a scrivere, commentando: "
certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano".
Il discorso di Kovalev è stato accolto con un'ovazione da parte dell'Aula e dall'abbraccio del presidente Buzek, visibilmente commosso.
Per arrivave al modello ideale di fraterna umanità tanto desiderato da Sakharov, l'Europa può e deve sicuramente fare molto di più, per tutelare il lavoro di queste persone, per il loro coraggio nell'alzare una voce considerata scomoda, per la continua ricerca della verità sui nomi e i volti di chi porta il peso delle loro morti.