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Cambiamento Climatico: UE vs Società Civile


At the end of November the sixteenth conference on climate change COP16 will take place in Cancun, with the arduous task of resuming a dialogue that was interrupted in Copenhagen and hasn’t since been effectively placed back on track. European Alternatives proposes here 2 interviews, presenting viewpoints from the European Union and the civil society.

Il punto di vista dell'Unione Europea:
Federico Guerrieri intervista Timo Makela (DG Environment Commissione Europea)
Il punto di vista della società civile:
Severine Lenglet intervista David Heller (Friends from the Earth Europe)

Come giudica l’esito del Vertice di Copenaghen sul cambiamento climatico?
L’UE non solo ha assunto un ruolo importante al Vertice di Copenaghen, ma è stata anche uno dei suoi motori trainanti. Essa infatti è stata l’unica tra le principali aree economiche mondiali ad aver presentato un piano di azione ben definito e vincolante finalizzato alla mitigazione del cambiamento climatico. L’UE ha sin dall’inizio assicurato che avrebbe ridotto le proprie emissioni del 20% entro il 2020. Ciò avverrà indipendentemente dalle future trattative globali. A Copenaghen le altre nazioni, sia sviluppate che in via di sviluppo, non si sono dimostrate ancora pronte a seguire l’esempio dell’UE. Di conseguenza, i risultati hanno deluso le aspettative e l’esito finale è stato stabilito da altri.

In che modo giudica le conferenze e le riunioni preparatorie che si sono svolte in attesa del summit di Cancun?
Il Vertice sul Clima di Cancun sarà la prossima fase delle trattative sul cambiamento climatico. Ci si aspetta un progresso per quanto riguarda il finanziamento delle azioni di mitigazione e adattamento del clima, la riduzione di emissione, la desertificazione e la degradazione delle foreste, e il sistema di monitoraggio e controllo del livello delle emissioni. In ogni caso sarà difficile concordare obiettivi di riduzione che siano giuridicamente vincolanti. È molto probabile che dovremo aspettare ancora un altro anno.

L’UE è pronta a sostenere le nazioni in via di sviluppo nel loro tentativo di attuare un’industrializzazione più pulita?
L’UE è il principale erogatore di contributi per lo sviluppo a livello globale. Circa la metà degli aiuti complessivi proviene dall’UE. Inoltre, la maggior parte di questi aiuti è finalizzata a sostenere i paesi in via di sviluppo nell’ambito della salvaguardia dell’ambiente e, allo stesso tempo, nello sviluppo economico e nella creazione di posti di lavoro. L’UE sta già investendo oltre un miliardo di euro all’anno in piani di azione globali per la biodiversità ed entro i prossimi tre anni saranno stanziati circa sette miliardi di euro aggiuntivi.

Una tassa sul carbonio è preferibile ai mercati delle emissioni?
Gli strumenti economici sono essenziali per favorire lo sviluppo di un’economia a bassa emissione di carbonio. Essi includono strumenti normativi che sono altrettanto essenziali. I mercati devono lavorare a favore di un’economia basata su un impiego efficiente delle risorse e a bassa emissione di carbonio, non a suo sfavore. Per ottenere questo obiettivo, sia i mercati delle emissioni, sia gli ordinamenti tributari devono fare la propria parte. L’UE ha optato per i mercati delle emissioni, ritenendoli il mezzo più efficace per la riduzione delle emissioni stesse nei principali impianti energetici e industriali. In ogni caso il sistema della tassazione, sia a livello nazionale che a livello europeo, va ad integrare tutto questo. Riforme della fiscalità ambientale si stanno applicando in UE e le tasse sul carbonio, per esempio nel settore delle automobili e della produzione di energia, stanno diventando sempre più frequenti.

Qual’è il suo punto di vista sul carbon offsetting e sul meccanismo di sviluppo pulito?
I meccanismi di sviluppo pulito offrono la possibilità di unire i propositi di sviluppo ai nostri obiettivi riguardanti il clima. Nei paesi in via di sviluppo, essi hanno portato a investimenti ulteriori in energia rinnovabile e in tecnologie moderne di produzione. Finché riducono effettivamente le emissioni e incrementano gli investimenti nella produzione di energia rinnovabile, essi rappresentano uno strumento utile all’azione globale sul clima. Ovviamente questo non è abbastanza, e l’attuazione di piani, politiche e misure regionali e nazionali potrebbe rilevarsi di gran lunga più importante.

Le ONG come Greenpeace Internazionale, WWF, Azione contro la Fame e Amici della Terra Internazionale, attendono la conferenza ONU sul clima di Cancun. Tuttavia, in ogni parte del mondo, avranno luogo anche proteste da parte della società civile, allo scopo di incoraggiare delle azioni concrete in materia di cambiamento climatico. David Heller lavora con Amici della Terra Europa dove coordina le attività riguardanti la Giustizia Climatica ed energetica. Durante le ultime settimane, ha dato il suo contributo nell’organizzazione dell’Assemblea Europea per la Giustizia Climatica..

Che cos’è l’Assemblea Europea per la Giustizia Climatica?
L’Assemblea Europea per la Giustizia Climatica è un evento della durata di quattro giorni che si svolge dal 26 al 29 novembre a Bruxelles. È stata programmata in modo da coincidere con l’inizio della Conferenza NU sul Clima di Cancun, in Messico. Il nostro evento offrirà discussioni, dibattiti, azioni, eventi culturali e sociali, nonché occasioni per prendere contatti. Speriamo che gli appartenenti ai movimenti sociali e ambientali di tutta l’Europa decidano di partecipare al nostro evento. Il messaggio principale che vogliamo trasmettere è che la crisi climatica si sta ripercuotendo su coloro in Europa – e in tutto il mondo – che hanno fatto il meno possibile per causare il problema. Dobbiamo prendere in considerazione gli impatti sociali dei rimedi alla crisi, assicurandoci di non ricorrere a falsi rimedi che rischiano di aggravare i problemi.

Come giudica la Conferenza NU sul Clima “COP-16”?
Noi non siamo contrari al Vertice di Cancun, siamo solo convinti che la direzione delle negoziazioni internazionali debba cambiare. Al momento esiste il rischio effettivo che i paesi ricchi, le imprese multinazionali e le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale, si servano della Conferenza NU per spartire e privatizzare ciò che rimane della nostra atmosfera, e imporre i loro falsi rimedi come l’agrocarburante, l’energia nucleare, il GM, la compensazione di carbonio e l’inclusione delle foreste nei mercati del carbonio.

Quali sono i problemi che si devono affrontare in Europa in materia di Giustiza Climatica e Sociale?
È già possibile verificare l’impatto del cambiamento climatico in Europa, dallo scioglimento dei ghiacciai che danneggia il turismo nelle Alpi, agli aspetti del cambiamento climatico che si ripercuotono sui diritti dei contadini di tutto il continente. Anche gli impatti sociali sono enormi – ad esempio i costi di riscaldamento e raffreddamento stanno aumentando – e colpiscono maggiormente i più poveri. Inoltre l’Europa rischia di perdere la grande opportunità di investire su forme di impiego sostenibile che le permetterebbero di tenersi lontana da un’economia pericolosa e inquinante basata sul carburante fossile.

Qual è la sua opinione sulla compensazione di carbonio?
Teoricamente la compensazione avrebbe dovuto permettere ai paesi sviluppati di soddisfare in parte i loro target, finanziando la realizzazione da parte dei paesi in via di sviluppo di progetti di riduzione del gas serra. Da allora la compensazione ha rapidamente acquisito importanza, soprattutto in qualità di Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM). Tuttavia dal momento che la compensazione considera l’azione nei paesi in via di sviluppo come parte dei tagli promessi nei paesi sviluppati, è chiaro che l’azione è necessaria sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. La compensazione non assicura né uno sviluppo sostenibile positivo né un adeguato trasferimento finanziario ai paesi in via di sviluppo, e sta causando ulteriori ritardi alle trasformazioni economiche nei paesi sviluppati, che sono urgentemente necessarie.

Per maggiori informazioni: http://climateassembly.wordpress.com/
Photo di Oxfam e Greenweek.


 
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