
(Photo:
Swiatoslaw Wojtkowiak/Flickr)
Il "deficit democratico” dell’Unione europea è un dato di fatto di cui probabilmente, sono tutti a conoscenza. Perlomeno in tutte le “vecchie” democrazie europee, è presente una diffusa sensazione che le istituzioni europee “rubino” poteri che erano nelle mani del popolo quando si trattava di competenze nazionali. Nei nuovi Stati membri, la fiducia nelle istituzioni europee è sì più alta, ma i cittadini non si rendono conto della possibilità di influenzarne le decisioni. Queste impressioni (per quanto può essere falsa l’idea dello stato-nazione implicita nella prima riflessione) potranno essere contestate solo attraverso un programma in grado di porre i cittadini al centro del processo decisionale europeo. Soltamente il Parlamento europeo può farlo e, per questo, deve inziare a far sentire la sua voce. Ecco perchè European Alternatives ha lanciato una
campagna che spinga il Parlamento europeo ha rivendicare il suo ruolo decisionale nelle politiche dell’Unione.
Il Parlamento europeo dispone già di molti poteri formali normalmente associati ai parlamenti nazionali: deve approvare la nomina del Consiglio europeo, del Presidente della Commissione, e dei Commissari al termine delle audizioni parlamentari. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, incrementa l’importanza del Parlamento europeo facendo della co-decisione la “normale” procedura legislativa dell’Unione europea. La Commissione mantiene il monopolio sul potere di proporre una normativa, ma il Parlamento ora deve accordarsi, insieme al Consiglio degli stati membri, sulla maggior parte della legislazione europea prima che possa diventare legge. Tutto questo non contrasterà la visione di Bruxelles come una burocrazia antidemocratica. Per risolvere questo problema, la politica europea deve trasformarsi pienamente in politica - vale a dire, divenire profondamente democratica.
Ciò significa un cambiamento sostanziale nel modo in cui le istituzioni europee si concepiscono: fino a questo momento, la Commissione europea è stata pensata come il “partito dell’Europa”, con il compito di amministrare il progetto europeo sulla base del consenso tra gli Stati membri. Questa egemonia della Commissione, comunque, non ha più senso, specialrmente quando un numero crescente di questioni sulle quali è chiamata a pronunciarsi – dal cambiamento cliamtico ai flussi migratori – sono di natura palesemente politica e per di più caratterrizate da diverse opinioni che attraversano tutto lo spettro politico e, trasversalmente, gli Stati membri. Queste scelte politiche, per loro natura vanno al di là delle sfere politiche nazionali e, per questo motivo, è necessario articolarle a livello europeo. Dipendere dal parlamento o dalla classe politica nazionale per formulare o semplicemente spiegare queste scelte è autodistruttivo: le scelte devono essere prodotte a livello europeo, e i cittadini devono avere la possibilità di influenzare direttamente questo livello del processo decisionale. È per questa ragione che il Parlamento europeo deve diventare il punto d’incontro per il dibattito tra opinioni diverse sulla futura direzione dell’Europa, scandite da efficaci partiti politici europei. Queste considerazioni vanno identificate con personalità all’interno dei partiti, e le proposte vincenti devono avere un reale impatto sulla legislazione europea.
La soluzione a tutto ciò risiede in quest’ultima riflessione: nel momento in cui il Parlamento europeo avrà la possibilità di proporre legislazione europea, la discussione politica assumerà una nuova importanza. Al momento il Parlamento europeo può solo approvare o respingere leggi sostenute dalla Commissione , ma non gli è consentito proporre di sua iniziata una legge. Questo ostacola la possibilità per i partiti europei di identificarsi con chiare scelte politiche per l’Europa. La capacità di influenzare direttamente il processo legislativo europeo da parte del Parlamento, permetterebbe così a partiti politici europei di prendere una posizione pubblica su temi politici chiave, e propagandare durante le elezioni europee sulla base di programmi significativi e comuni tra gli Stati membri. Quali iniziative legislative porterebbe avanti il Partito Socialista per salvaguardare i servizi sociali in Europa? Sono i Verdi europei intenzionati a proporre una tassa sulle industrie inquinanti? Quale politica comune di asilo europeo verrà sostenuta dal Partito Popolare? L’obiezione comune è che ciò richiederebbe un cambiamento nei trattati europei e, dopo il turbolento processo di Lisbona, nessuno è nello stato d’animo per un’altro giro di giostra. Ma come scriviamo nel
manifesto della campagna, nessun cambiamento immediato nei trattati è rischiesto per far sì che ciò accada: il potere formale di iniziativa legislativa può rimanere alla Commissione, tutto ciò che è necessario è un’accordo che, nel caso in cui il Parlamento decida che una certa legislazione è necessaria, la Commissione dovrebbe presentare una proposta entro un arco temporale ragionevole.
Le elezioni europee del 2009 sono state le prime in cui si è visto lo
sforzo di alcuni partiti europei nella creazione di un programma transnazionale attraverso l’Unione, ma questi programmi erano spesso ignorati dai partiti nazionali, che di questi ultimi sono membri . Nonostante ci siano state alcune proposte genuine a livello europeo, i cittadini in generale le hanno prese per retorica, e questo a causa della mancanza di una chiara connessione tra il contesto elettorale europeo ed il processo legislativo europeo. Ora, nei primi mesi dell’ entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il Parlamento deve cogliere l’opportunità di insistere sulla sua importanza, al fine di dare ai rappresentanti dei cittadini il potere di decidere in merito alla direzione dell'Unione. Fino ad ora l'Unione ha invocato gli Stati nazionali per fornire il suo impulso. L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona deve essere trasformata nell’occasione in cui ai cittadini viene finalmente dato il diritto di essere al posto di guida.