
di Emanuele Gatto Eyafjallajökull. Impronunciabile, anche dopo averlo cercato su internet. Non c’è tentativo di spelling che tenga. E’ il nome del vulcano islandese dato al meeting delle Fabbriche di Nichi tenutosi a Bari nel fine settimana dal 16 al 18 luglio.
Nate nel febbraio 2010 per sostenere la candidatura di Nichi Vendola a Governatore della Regione Puglia e in seguito divenute poi laboratori di buona politica su tutto il territorio nazionale, le Fabbriche si sono date appuntamento per una tre giorni di seminari e dibattiti partecipati sui temi del lavoro, la crisi, i nuovi media, la ricerca, le mafie, le migrazioni e i nuovi percorsi della politica.
E non solo. L’eruzione ha portato con sé anche il Fabbricamp, l’incontro dedicato alle idee e ai progetti per un’Italia migliore: un barcamp in cui tutti gli argomenti sono stati proposti dai partecipanti e non dagli organizzatori, all’insegna dell’apertura e della pluralità. Un modo per riflettere sull’esperienza delle Fabbriche, sul loro futuro e sul loro possibile legame con il panorama europeo della partecipazione attiva. Dopo aver riattivato e rivitalizzato i meccanismi alla base delle elezioni regionali, il culmine del processo di democrazia partecipativa, e aver accompagnato l’espressione del voto con momenti di proposta e condivisione, le Fabbriche oggi continuano a esprimere una costante esigenza di partecipazione. Sono sì espressione della comunità locale, ma traggono sempre più la loro forza dalla consapevolezza che altri territori, vicini e lontani, sono attraversati dallo stesso desiderio di essere protagonisti. Basta alzare lo sguardo verso l’Europa e le sue regioni per vedere che gruppi informali di giovani, associazioni e organizzazioni operano per dare voce alle persone e realizzare così la visione di una società partecipata.
Perché se è vero che c’è un’Europa che appare distante, complessa e a tratti indecifrabile, tutta concentrata su burocrazie e istituzioni sempre in ritardo nelle risposte alla crisi, è anche vero che c’è un’Europa che ha intrapreso la via di una maggiore democratizzazione. Quella che punta sulla società civile quale soggetto che, grazie ai suoi confini mobili, può recepire gli impulsi provenienti dal basso e, dandone espressione, costruire una coscienza europea dell’appartenenza.
Nella regione del Nord Reno-Westfalia, un gruppo di giovani si è fatto promotore dell’iniziativa “Youth moves politics” e ha organizzato una serie di incontri a livello locale e regionale in più paesi (Austria, Belgio, Francia, Lituania e Polonia) con lo scopo di far convergere poi tutte le esperienze locali sul tema delle pari opportunità in un seminario internazionale, e far ricadere sulle comunità di provenienza i benefici delle proposte emerse dalla messa in comune. Anche le Fabbriche possono diventare nodi di questa rete a dimensione europea e costituire un nuovo tassello della società civile. Con l’auspicio che la creazione di un legame tra le Fabbriche e i diversi gruppi che si battono per la partecipazione giovanile alla vita democratica crei sempre più occasioni di dialogo e opportunità di espressione. È anche per questa via che sarà possibile influire sull’Europa dei partiti e delle istituzioni, creare maggiori e più efficaci occasioni di dialogo tra questi e la società civile, sfruttando al massimo le potenzialità degli strumenti che già offrono le politiche comunitarie.
Se si guardano, ad esempio, i numeri di “Gioventù in azione”, il programma dedicato alla partecipazione dei giovani alla vita democratica, si vede che nel triennio 2007-2009 su un totale di 805 progetti presentati, solo 11 riguardavano l’azione “Giovani e Democrazia”, e ancora meno risultavano essere quelli afferenti alla categoria degli incontri di giovani e di responsabili delle politiche per la gioventù. E’ evidente che non solo c’è lo spazio per agire, ma c’è anche l’urgenza che questo spazio venga occupato dalle idee della buona politica per un’Europa migliore. Quella stessa Europa al centro della visione coraggiosa di Altiero Spinelli, ripresa da Vendola nel corso dell’intervento conclusivo a margine della sua candidatura a premier per il centro-sinistra, quale immagine di un continente democratico capace di ascoltare le differenze. Da qui l’esortazione a contribuire al progetto del federalismo europeo con lo stesso coraggio dei padri fondatori. E le Fabbriche si sono dette pronte a generare nuove sfide per l’Italia e l’Europa, senza paura di vincere.