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Pluralismo dei media in Gran Bretagna: l’importanza del caso BskyB

Foto di: Victoria Peckham/Flickr

Intervista con Granville Williams
, rappresentante della Campagna per la Libertà di Stampa e Broadcasting, che si sta battendo contro il tentativo di Rupert Murdoch di prendere il controllo del canale d’informazione privato BskyB.

Tradotto da Erika Addessi

Perchè il tentativo di Murdoch di acquisire BskyB rappresenta una minaccia per la libertà di stampa e il pluralismo in Gran Bretagna?

Il pluralismo dei media richiede una vasta gamma di giornalisti e giornali concepiti al fine di attrarre una varietà di gusti, interessi e punti di vista. La News Corporation di Murdoch già possiede più media nel Regno Unito di quanto sia permesso di possedere negli USA e in Australia (gli altri due mercati principali dove il gruppo globale media gode di una forte presenza). Se News Corp dovesse acquisire il rimanente 60.9% di BskyB, da azionista di minoranza passerebbe a piena proprietà e acquisirebbe importanti vantaggi finaziari che gli permetterebbero di destabilizzare altri gruppi di media del Regno Unito. BskyB copre già un ruolo dominante nei servizi della TV a pagamento (l’80% delle entrate della TV a pagamento). L’8 novembre 2010 ha annunciato di aver raggiunto dieci milioni di abbonati.

Rupert Murdoch copre il ruolo attivo di proprietario di media, esercitando controllo editoriale sulla copertura di dibattiti chiave di politica o eventi politici. La perdita di azionisti indipendenti per BskyB offrirà a News Corp maggiori opportunità di influenzare la copertura editoriale di Sky News e altri canali di BskyB. Rupert Murdoch considera l’attuale produzione di Sky News (che e’ obbligato ad essere imparziale sotto leggi britanniche) come una versione “leggera” della BBC e vorrebbe sviluppare una versione britannica di Fox News.

Inoltre, i prodotti attualmente offerti separatamente da BskyB e News International, il gruppo editoriale di Murdoch che possiede The Times, Sunday Times, The Sun e The News of the World, potrebbero venire raggruppati, scontati o offerti gratuitamente. Per altri gruppi di media senza le entrate e le risorse globali che ha a disposizione News Corp sarebbe estremamente difficile competere e le quote di mercato dei titoli di News International aumenterebbero.

Infine, il problema di vitale importanza della libertà di stampa. L’acquisizione pianificata di BskyB ha coinciso con le rinnovate segnalazioni di pirateria telefonica da parte dei giornalisti di News of the World nei confronti di poltici, calciatori e celebrità. Ciò ha esposto un aspetto sgradevole della stampa scandalistica, ma l’aspetto più inquietante risiede nel fatto che i politici hanno avuto paura rispondere alle domande a causa del rischio che i giornalisti di News International potessero cominciare a frugare nelle loro vite private.

Cosa possono fare i cittadini interessati circa la situazione che riguarda la libertà di stampa e pluralismo in Gran Bretagna?

Uno degli aspetti più impressionanti del problema BskyB e’ il ruolo importante che ha coperto la mobilizzazione dell’opinione pubblica. Quando News Corporation ha annunciato il suo piano di prendere il controllo su BskyB a giugno del 2010 ci sono state poche reazioni. È vero che i commentatori hanno pensato che non sarebbe cambiato niente, visto che Murdoch aveva già un’influenza dominante all’interno di BskyB grazie agli interessi che aveva. Si è trattato, hanno suggerito, di un accordo fatto.

Ma gli articoli di Will Hutton, Henry Porter e Lord Putnam sono apparsi nel giornale The Observer mettendo in guardia i lettori su alcune delle pericolose implicazioni che comporterebbe una presa di controllo incontestata. Hutton ha avvisato di una ‘berlusconizzazione’ della Bretagna. Il gruppo di riforma dei media, la Campagna per la Libertà di Stampa e Broadcasting, si è unita a 38 degrees, una rete attivista online, e all’Unione nazionale dei Giornalisti, al fine di organizzare una petizione che esiga che il segretario di Stato Vince Cable, usi il suo potere per dare inizio ad un test di interesse pubblico. Decine di migliaia di persone hanno firmato.

Di nuovo si pensava che non sarebbe accaduto – ma questo era sbagliato. E adesso individui, gruppi di società civile e unioni di media a livello europeo e britannico stanno appoggiando il caso. Inoltre alcuni gruppi di media si sono ritrovati davanti ala minaccia che un potenziale magnate dominerà i media britannici a meno che l’acquisizione di BskyB non venga bloccata. La lezione chiave è che abbiamo bisogno di una forte e vigile coalizione che dia importanza alla proprietà dei media, agli standard giornalistici e alla difesa del servizio pubblico di telecomunicazioni a livello britannico e europeo.

Sembra che la libertà di stampa e pluralismo si trovino sotto grande minaccia in tutta Europa al momento. Come spiega questo fatto, e cosa dovrebbe essere fatto a livello europeo?

Manuel Castells crede che Communication Power rappresenti l’emergere di ‘infocapitalisti’ che costruiscono reti di business che si autoalimentano, e forza politica grazie alla proprietà della produzione di informazione e conoscenza. Ciò viene fatto attraverso l’espansione di potenti imperi cross media, esemplificati da Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi.

Tentativi di sollevare problemi che hanno a che fare con proprietà dei media a livello europeo sono stati respinti con accanimento negli anni dai grandi gruppi di media come Bertelsmann e News Corporation. Gruppi di pressione come il Consiglio degli Editori europei e l’Associazione della Televisione Commerciale, sono stati creati per concentrare gli interessi dei grandi editori di testate giornalistiche e gruppi di televisione commerciale e per garantire che i loro interessi prevalessero. Anche gruppi di media globali con sede negli USA mantengono una presenza attiva a Bruxelles con lo stesso intento.

La risposta della Commissione, quando problemi come la minaccia al pluralismo e alla democrazia dei media costituita da Berlusconi in Italia viene sollevata nel Parlamento europeo, è che questa è materia per i governi nazionali. Però diversi fattori (cambi tecnologici, deregolamentazione, globalizzazione) stano premendo i gruppi media a fondersi e ingrandirsi e il problema diventerà sempre più grande. C’è anche un impatto diretto sulla varietà e la qualità del giornalismo, con imperativi commerciali che non tengono conto di preoccupazioni giornalistiche. Dobbiamo mobilizzare ed incalanare le preoccupazioni pubbliche in una campagna determinata a sollevare il problema della concentrazione dei media e del pluralismo a livello europeo.

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