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Quale futuro per l'Europa? Turchia, Israele e un'Unione a due livelli
Articolo di Federico Guerrieri.
Photo by Harry Nl/flickr

Come ben saprete, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la recente visita al Primo Ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di avere un sogno: “che Israele possa entrare un giorno nell’Unione Europea”.

Lo Stato di Israele nacque nel 1948, dopo l’orribile Olocausto di cui fu vittima la razza ebraica durante la seconda guerra mondiale. Nei mesi immediatamente successivi alla guerra il movimento sionista esercitò una forte pressione internazionale per ottenere la creazione di un proprio stato, sul territorio della Palestina, allora controllata dagli inglesi.I Sionisti trovarono un importante alleato negli Stati Uniti, dove la comunità ebraica è numerosa ed influente, mentre la Gran Bretagna si oppose per paura di inimicarsi gli stati arabi con cui aveva ottime relazioni.

Quando la Gran Bretagna decise di tirarsi fuori dal conflitto annunciando il ritiro dalla Palestina (che sarebbe avvenuto nel maggio del 1948) l’ONU varò un piano che prevedeva la creazione di due Stati: uno ebraico ed uno arabo.Gli stati arabi non accettarono la suddivisione territoriale proposta e quando la nascita dello Stato d’Israele venne proclamata lo attaccarono immediatamente, finendo però per perdere l’intera Palestina a vantaggio di Israele stesso e della Giordania. Iniziò così il dramma del popolo Palestinese, che ancora oggi non si è visto riconosciuto il diritto di costituire un proprio stato.

Israele è sempre stato supportato sia finanziariamente che militarmente dagli Stati Uniti che, oltre ad avere una potente comunità ebraica, individuarano immediatamente la posizione strategica dello Stato Sionista, che sarebbe diventato un avamposto occidentale nel mondo arabo.Per questo motivo i crimini di guerra e gli attentati terroristici israeliani sono sempre stati giustificati come atti necessari al mantenimento dell’ordine. Del resto come sostiene Noam Chomsky, i crimini commessi dagli Stati Uniti o dai loro protetti sono del tutto giustificati, mentre i crimini commessi dalle altre nazioni o entità, sono il male assoluto. Lo Stato di Israele non ha condiviso la storia europea, nè ne condivide uno stato di diritto improntato sul rispetto dei diritti umani e sul rifiuto della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. A mio modo di vedere, l’entrata di Israele in Europa andrebbe a minare il già flebile processo d’integrazione europea. Spiegherò in seguito questa affermazione. Per il momento sottolineo come Berlusconi abbia giustificato il proprio sogno europeo per Israele attraverso il fatto che “la cultura giudaico-cristiana sia alla base della civiltà europea”. Questo è un punto fondamentale. Sia pur nel rispetto di qualsiasi credo religioso, la cultura europea e la futura Europa si dovranno basare su ideali laici. Questo è necessario per non cadere in errori che l’Europa ha già commesso in passato. Lo scontro di civiltà predetto da Huntington è una teoria assurda, ma se i nostri governanti saranno talmente poco lungimiranti da basare le fondamenta dell’Europa sulla cultura religiosa, allora uno scontro di civiltà potrebbe divenire uno scenario possibile.

Lo stesso discorso fatto per Israele, a mio avviso, vale per la Turchia. Questa nazione, come Israele, è stata supportata nel corso degli anni dagli Stati Uniti, in questo caso, per puri motivi strategici di ordine economico-militare. L’entrata nell’Unione Europea di Israele e della Turchia minerebbe il processo d’integrazione europeo poichè risulterebbe molto più complesso arrivare a formare un’unione politica e soprattutto ad avere una comune politica estera in caso di entrata di questi due Paesi, che sono tutt'ora sotto l’influenza degli Stati Uniti. L’obiettivo americano è senza dubbio quello d’indebolire l’Europa, che è vista solamente in parte come un alleato, ma in parte sicuramente maggiore come una minaccia alla propria egemonia globale. Par evidente come i partiti politici più filo-americani dell’Unione Europea, assecondino il progetto statunitense, come dimostrato dal Presidente Berlusconi in Israele.

A mio avviso, se l’Europa vuole veramente costituire un unione politica e non solamente economica e possibilmente una Federazione degli Stati Europei, dovrebbe accettare di creare due diversi livelli di integrazione.Il primo (chiamiamolo Economico-Sociale), quello con il livello d’integrazione più basso, dovrebbe avere competenze simili a quelli dell'attuale Unione Europea e dovrebbe comprendere gli attuali Paesi. In questa Unione si potrebbe pensare di far entrare anche nazioni come la Turchia e la Russia. Per quanto riguarda la Russia, un’alleanza con la grande potenza dell’Europa orientale è a mio modo di vedere assolutamente necessaria sia per ragioni economiche (grande interdipendenza soprattutto in campo energetico) sia per ragioni politiche (per controbilanciare il potere egemone degli Stati Uniti). Il secondo livello di integrazione europea (chiamamolo Federale) dovrebbe essere più profondo e dovrebbe portare nel breve termine ad una maggiore integrazione politica, soprattutto per quanto concerne la politica estera, e nel lungo termine alla creazione di una Federazione degli Stati Europei. Questo secondo livello di integrazione, non può però essere aperto a tutti, almeno in un primo momento. A mio avviso, solamente gli Stati che hanno iniziato il processo di formazione della Comunità Europea (Germania, Francia, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo) e pochi altri Stati (come Spagna, Portogallo e le nazioni scandinave) avrebbero le competenze, la cultura e  la volontà di percorrere tal processo d’integrazione politica.

Ovviamente ciò non vorrebbe dire “lasciare indietro” i più deboli, perché “la promozione” di altri Paesi al livello "Federale" di Unione sarebbe sempre aperto e possibile, inoltre, come detto, continuerebbe a sussistere un livello "Economico-Sociale" che manterrebbe funzioni molto simili a quelle attuali dell’Unione Europea. Se l’Europa vuole progredire deve iniziare a porsi domande serie sul proprio futuro. Accettare chiunque nell’Unione Europea, senza alcuna divisione e differenza, non è certo il modo per creare un’Europa forte in grado di giocare un ruolo importante sullo scenario internazionale.
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