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Servizi sociali in tempo di crisi: il ruolo possibile dell'Europa
worker (Photo: [I'm not there]/Flickr) Di Jean Lambert, eurodeputo dei Verdi per la Gran Bretagna. Traduzione di Valentina La Gatta Negli ultimi diciotto mesi l'Ue ha assistito alle crescenti pressioni che hanno investito il settore dei servizi sociali. Il tasso di disoccupazione all'interno dell'Unione è in continuo aumento da aprile 2008, ed ha provocato una serie di effetti negativi visibile soprattutto in Paesi come l'Estonia, la Spagna, l'Irlanda, la Lituania e la Lettonia. Parallelamente sono aumentati sia il numero dei soggetti idonei a ricevere aiuti per la disoccupazione, sia la percentuale di lavoratori più anziani che reclamano il prepensionamento o la pensione di invalidità. Molti fondi pensione hanno dovuto far fronte a cali sostanziali del valore dei loro investimenti e la disponibilità di credito è stata progressivamente ridotta. Non essendovi alcun segnale di un ritorno (in un futuro prossimo) ai livelli precedenti di occupazione ed aggiungendosi a questo ulteriori problematiche inerenti il reddito, è probabile che molte famiglie non potranno pagare più l'affitto, e che non riusciranno ad estinguere i mutui che avevano aperto. Sarà dunque necessario cercare delle soluzioni intervenga anche nel settore edilizio. In una situazione del genere, i budget fissati per l'assistenza sociale si trovano sempre più sotto pressione, sebbene la capacità di soddisfare questa crescente domanda cambi molto da uno Stato membro all'altro Il rischio dei tagli ai servizi In Gran Bretagna il Governo sta prendendo in esame tutti i servizi pubblici al fine di decidere dove verranno effettuati i tagli necessari alla compensazione dell'enorme deficit nelle finanze nazionali causato dagli aiuti al settore bancario. Un tipo di indennità che probabilmente ne risentirà è la pensione statale di base. Dal 1980 in poi, ogni qualvolta si sia spezzato il legame fra il suo valore e i risparmi, il valore reale è diminuito. Ora è probabile che l'impegno del Governo per incrementare il valore delle pensioni venga posticipato fino al 2015, e se il Partito Conservatore dovesse vincere le prossime elezioni il trend resterebbe lo stesso. Le persone più anziane sono già soggette ad un rischio più elevato di povertà rispetto alla popolazione in generale, ed insieme alle donne sono fra le categorie più colpite. Si stima che 2,5 milioni di pensionati nel Regno Unito viva al di sotto della soglia di povertà. Il non riuscire a stabilizzare ed a portare le pensioni di stato ad un livello accettabile darà adito al manifestarsi di ulteriori lotte al fine di far quadrare i conti negli anni a venire. Pacchetti di assistenza finanziaria Molti Stati Ue stanno facendo richiesta di assistenza finanziaria per favorire lo la ripresa e la stabilizzazione delle loro economie. L'Ungheria, la Lettonia e la Romania si sono rivolte alla Comunità Europea, e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha approvato delle misure di pronto intervento per questi Paesi membri. Nel prossimo futuro altri Stati membri non dell'euro zona potrebbero trovarsi nella condizione di dover richiedere un'assistenza di questo tipo. Comunque , le norme vigenti in materia di assistenza finanziaria tra la Comunità Europea e L'Ungheria, la Lettonia e la Romania necessitano che questi Paesi riducano le pensioni e le indennità, che aboliscano i sistemi di sovvenzione e che alzino l'età pensionabile. Dato che la crisi finanziaria sta avendo un impatto negativo soprattutto sui soggetti più vulnerabili, richieste del genere sembrano essere totalmente in conflitto con un determinato numero di obiettivi dell'Ue, tra i quali quello di ottenere entro il 2010 una riduzione sostanziale e misurabile della povertà e dell'emarginazione. La necessità della protezione sociale All'interno dell'Unione Europea, la maggior parte delle spese effettuate in materia di protezione sociale in tutti gli Stati membri riguardano la spesa per la pensione di anzianità, la spesa per le invalidità e la spesa per l'assistenza sanitaria: di conseguenza quando si valuta il ruolo preventivo della protezione sociale è necessario esaminare la resistenza dei sistemi pensionistici e la possibilità di accesso dei cittadini all'assistenza sanitaria. In media nell'Ue,, se si escludono le pensioni, i trasferimenti sociali quali la disoccupazione, i benefici familiari e dell'edilizia, riducono il rischio della povertà del 36%. In assenza di tutti i trasferimenti sociali, il 25% dei cittadini dell'Unione sarebbero a rischio povertà mentre questa percentuale è ridotta al 16% dopo l'aver ricevuto il supporto del governo, considerando che alcuni stati membri che hanno fornito più supporto di altri. L'aumento di domanda di servizi sociali Anche i bambini sono tra i più esposti al rischio di povertà. , L'accesso a servizi sociali di alta qualità è stato identificato come una questione chiave nella “Raccomandazione relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro”, di recente approvata dalla Commissione. Altrettanto cruciale nella lotta all'esclusione sociale è il poter fornire un'edilizia idonea dato che in periodo di crisi la domanda in questo settore generalmente aumenta. È risaputo che il fenomeno della violenza domestica tende ad aumentare in periodi di crisi economica gravando ulteriormente sui servizi sociali. È importante tener presente anche che l'aumento della disoccupazione probabilmente colpirà quegli individui che stanno affrontando già ora discriminazioni nel mercato del lavoro, come ad esempio le persone affette da una qualche disabilità, ,metre nel Regno Unito stanno aumentando i casi di licenziamento senza giusta causa riguardanti donne incinte. Cosa può fare l'Ue? Con la serie di pressioni che si sono progressivamente aggiunte, il non investire ora nei servizi sociali (in un periodo in cui sono a rischio le fasce più vulnerabili) significherebbe rischiare di retrocedere rispetto alla situazione fin ora raggiunta. E allora cosa può fare l'Ue? Insistere sul sociale Come prima cosa, deve insistere sull'aumento delle misure di sostegno anziché forzare gli Stati membri a ridurre l'assistenza sociale in cambio di aiuti finanziari. Dal momento in cui il 2010 sarà l'Anno Europeo Contro la Povertà, l'attenzione generale dovrebbe volgersi alle misure per ridurre l'ineguaglianza e per sostenere i più vulnerabili, così come a rilanciare le economie degli Stati membri più colpiti. Il fondo di Coesione Sociale L'Unione Europea, per migliorare la dimensione sociale delle economie degli Stati membri dovrebbe ricorrere anche al Fondo di coesione sociale il quale, essendo stato stanziato per favorire la riduzione delle disparità sociali ed economiche e per stabilizzare le economie, può finanziare fino all'85% delle spese dei maggiori progetti che riguardano l'ambiente ed i trasporti. I soggetti idonei a ricevere assistenza sono i Paesi membri meno ricchi, il cui prodotto nazionale lordo (Pnl) pro capite è inferiore al 90% della media Europea. A partire dal 2004 questi Stati membri includono la Grecia, il Portogallo, la Spagna, Cipro, la Repubblica Ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Slovacchia e la Slovenia. Proteggere i servizi dalle speculazioni dei mercati L'Ue deve inoltre rivedere l'idea di proteggere alcuni servizi dalle speculazioni del mercato, come stabilito dalla Direttiva sui Servizi di Interesse Generale. Dal momento in cui i governi degli Stati devono mettere in preventivo i servizi con fondi pubblici fortemente limitati, sarà necessario per questi Stati guardare al settore privato per colmare i deficit nell'ambito dell'erogazione dei servizi, ma questo potrebbe dare il via ad una serie di conseguenze indesiderate. Nel Regno Unito, le “partnership pubblico-privato” (Ppp) sono una serie di iniziative che coinvolgono il settore privato nel funzionamento dei servizi pubblici. L'iniziativa finanziaria privata (Pfi) è quella maggiormente usata. La differenza sostanziale fra l'iniziativa finanziaria privata e le vie convenzionali di fornitura dei servizi pubblici è che il settore pubblico non possiede il bene in questione, ma diventa il garante che effettua il pagamento annuale alla compagnia privata che fornisce la struttura necessaria ed i servizi associati. Secondo la Unison (Public Trade Service Union), gli esempi e l'esperienza nell'ambito del servizio sanitario mostra che una volta che i servizi sono gestiti da interessi privati, si riduce la qualità delle cure, e la filosofia stessa del servizio pubblico è sostituito da una motivazione meramente economica. Alcuni contratti Pfi e Ppp, inoltre, sono stati strutturati talmente male che gli apparati pubblici e i contribuenti hanno finito per pagare i contraenti del settore privato molto di più di quanto potesse costare loro appaltare il servizio a ditte esterne. Evitare di diminuire benefici Infine l'Ue e gli Stati membri dovrebbero evitare di limitare i benefici in nome di un maggiore “targetting”. L'esperienza mostra che i benefici proporzionali al reddito spesso non vengono reclamati e in questo modo i più bisognosi vengono lasciati senza quel tipo di supporto al quale avrebbero diritto. Inoltre, si dovrebbe fare estrema attenzione quando si parla dell'approccio “punitivo” inerente la limitazione dei benefici. Per esempio per le limitazioni che riguardano coloro che non riescono a trovare lavoro. Questo approccio è già di per se discutibile, ma in un periodo di recessione non ha alcun senso. Il messaggio chiave, per l'Ue e per la Commissione, è che ridurre la protezione sociale dovrebbe rappresentare esclusivamente un'ultima spiaggia durante la crisi economica, dal momento in cui qualsiasi riduzione nel progresso sociale potrebbe impiegare molti anni, se non secoli, per essere corretto. Investire nei servizi sociali è positivo per gli individui e per la società e il non riuscire a svilupparli e migliorarli, specialmente in un periodo di recessione, significa abbandonare i cittadini. Qualsiasi riduzione dei servizi costituirebbe inoltre un passo indietro per l'Unione nel raggiungere i propri obiettivi di uguaglianza, pari opportunità e di una qualità di vita dignitosa per tutti.
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