
("
Rom". Photo by:
robertoilpisano/Flickr)
Milano. 13 marzo 2010.
Emil Enea nel 2010 muore così: a 13 anni, nel rogo divampato nella baracca dove abitava.
Aveva passato metà della sua breve vita scappando da una zona all'altra della periferia milanese; per sei volte, sei sgomberi l'avevano costretto ad abbandonare il poco che aveva e ricominciare di nuovo.
In condizioni di precarietà e degrado, nell'indifferenza dei passanti, aveva vissuto così, assieme ai genitori e ai quattro fratelli, prima che l'Italia riuscisse improvvisamente a dargli un volto e un nome.
L'incendio è divampato nel cuore della notte, dopo che il padre aveva aggiunto un pò di legna alla stufa che usavano per riscaldarsi la sua e una decina di altre famiglie.
Questa ennesima tragedia annunciata dovrebbe far riflettere; ma ancora una volta, il paese mostra compattamente la sua totale indifferenza.
Vorrei qui riportare la poesia di
Roberto Malini, dal titolo "Addio Emil", pur consapevole che in queste circostanze, le parole non bastano per urlare il nostro sdegno.
Addio, Emil.
Leggiamo nella cenere
il tuo nome
breve e innocente,
come la tua vita.
No, non addio: a domani.
Ti ricorderemo nei vivi,
nei bambini che giocano
(la loro felicità è un miracolo)
davanti alle baracche,
nelle case cadenti,
sotto i ponti.
A domani,
perché la prossima alba
non abbia dita di ghiaccio
e il prossimo tramonto
non ci sorprenda ancora
con mani adunche di fiamma.
A domani,
perché è ancora possibile evitare
che altre stelle innocenti
cadano nella cenere.
A domani,
perché non passi giorno
senza che agli assassini
siano ricordati i loro crimini
e agli indifferenti
che anche il silenzio è una colpa
e chi non difende il debole,
l'uccide.
E adesso riposa in pace, Emil.
Proteggeremo il tuo nome
perché non sia disperso
un'altra volta
nel vento.