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Una giornata senza migranti
(Foto: manifesto dell'iniziativa francese "Une journée sans immigrés") In Italia, come in Francia, si prepara per il primo marzo una giornata di sciopero dei migranti. Fermi per un giorno, per rivendicare una maggiore soggettività politica e la difesa dei propri diritti. Un momento di riflessione collettiva su un tema dell’immigrazione che non è soltanto politico. Di Francesca Casafina Sembrerebbe un macabro spot leghista. Invece è lo slogan dello sciopero generale indetto per il primo marzo dalle comunità migranti in Italia. Fermi per un giorno, per rivendicare una maggiore soggettività politica e la difesa dei propri diritti. Dopo i fatti di Rosarno dello scorso gennaio, dove alle manifestazioni delle comunità di migranti è seguita la violenta reazione xenofoba di parte della popolazione locale, lo sciopero del 1° marzo vuole essere un momento di riflessione collettiva su un tema, quello dell’immigrazione, che non è soltanto politico. Perché a Rosarno - e non solo a Rosarno - c’era l’Italia intera. E proprio sulla gestione dell’“emergenza clandestini” si gioca la credibilità della nostra democrazia e della nostra società civile. Lo sciopero dei migranti lancia l’allarme su una situazione di impasse che non è solo delle istituzioni ma della società nel suo complesso. L'iniziativa italiana prende le mosse dall'omologa francese “La journée sans immigrés : 24h sans nous!” che si terrà lo stesso giorno. Anche Oltralpe, infatti, le polemiche sui metodi dell’integrazione sono al centro del dibattito politico. D’altronde, che il crescendo di manifestazioni razziste e xenofobe sia sintomatico dello stato di malessere che dilaga nei paesi industrializzati, non è una novità. E i termini fatti propri da certa politica – identità nazionale, emergenza clandestini, assalto alle frontiere – per etichettare una realtà enormemente più complessa, sembrano avere il solo scopo di sviare l’attenzione pubblica dalle questioni importanti. Insomma, la vecchia politica del capro espiatorio. Lo sciopero del 1° marzo, invece, ci obbliga a riflettere più in profondità: sul modello di democrazia che stiamo costruendo e su un tessuto sociale sempre più frammentato, nel quale il razzismo e la xenofobia diventano segnali inquietanti di una crisi più generale di convivenza civile. E in cui anche il concetto di identità nazionale si perverte in pratiche sociali di esclusione e di ingiustizia . La giornata del 1° marzo, in Francia come in Italia, lancerà un segnale forte all’Europa e alla sua politica in tema di migrazioni. Sarà necessario soffermarsi sulla possibilità di elaborare strategie comuni per dare una risposta concreta al mancato protagonismo delle comunità dei migranti, e non solo in un’ottica di “mera” gestione dei flussi migratori; avanzare proposte innovative, capaci di scavalcare le frontiere nazionali per creare un fronte comune di azione politica che veda coinvolte non solo le istituzioni, ma anche le associazioni, il mondo del lavoro e gli attori sociali. È proprio su questa scia che, nel 2004, è nata in Francia la Rete Educazione Senza Frontiere, per sostenere le famiglie straniere irregolari con figli in età scolare. La rete, alla quale hanno aderito insegnanti, sindacati, genitori, associazioni e cittadini comuni verrà creata, sul modello francese, anche in Italia, il prossimo aprile a Torino. Un primo passo verso la costruzione di un movimento transfrontaliero in difesa del diritto, e dei diritti. Per discutere questa iniziativa e il contesto della migrazione in Italia, European Alternatives organizza due incontri a Roma e Bologna, all'interno del ciclo Salon Europa. Per maggiori informazioni clicca qui.
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