Voce ai Cittadini
di Giovanni Melogli
"Se pensate che la cultura costi cara, provate l'ignoranza" Derek Bok
Se partiamo dal principio che nella società dell'informazione i cittadini non hanno semplicemente il diritto ad una comunicazione pluralista ma devono anche essere messi in condizione di partecipare attivamente alla sua realizzazione, il 10 ottobre 2009 l'Argentina fa un enorme balzo in avanti verso la democrazia nella comunicazione.
Con l'approvazione della legge 26522 si definiscono tre tipi di prestatori di servizi audiovisivi: pubblico (Stato nazionale, stati provinciali, municipalità, università pubbliche), privato con fini di lucro (settore commerciale), privato senza fini di lucro (sindacati, cooperative, associazioni, fondazioni, ecc.). A ciascuno di questi settori è riservato il 33% delle frequenze radiotelevisive nazionali.
Questa legge sostituisce quella di regolamentazione del sistema radiotelevisivo imposta dalla dittatura nel 1980 che, basata sulla dottrina della sicurezza nazionale, si incardinava sulla coercizione della libertà d’espressione e sull’autorizzazione alla pratica della censura. Negli anni ’90 vennero apportate modifiche che ne accrebbero gli aspetti neoliberisti, favorendo l’accentramento dei sistemi multimediali e producendo dunque le concentrazioni proprietarie.
Alcuni dati per capire meglio la situazione: nel trimestre giugno-luglio-agosto 2009 il 67% di ciò che veniva trasmesso in provincia altro non erano che repliche di trasmissioni della capitale. Di tutto questo materiale l’84% proveniva da due principali gruppi mediatici: Canane 11 (Gruppo Telefonica) e canale 13 (Gruppo Clarin).
La legge della dittatura prevedeva inoltre un’Autorità di controllo del sistema audiovisivo completamente nelle mani dell’esecutivo, con la presenza di membri di ciascuna delle forze armate e, con funzione consultiva, dei servizi segreti. Questo organo di controllo non aveva l’obbligo di decidere collegialmente, non era tenuto a rispondere al Parlamento delle proprie decisioni e aveva potere di censura adducendo ragioni di “ordine pubblico”.
La nuova legge stabilisce che l’Autorità Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva sarà governata da un direttivo composto da un Presidente e da sei direttori. Solo il Presidente ed uno dei direttori sono proposti dal governo nazionale, altri tre direttori verranno designati da una bicamerale secondo la logica di un direttore per minoranza, e gli ultimi due saranno eletti dal Consiglio Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva (composto da rappresentanti della città autonoma di Buenos Aires, delle province, dei sindacati del settore, delle università e dei popoli indigeni) con la clausola che uno dei due deve rappresentare il mondo accademico.
Il cammino della legge inizia nel 2004 con la creazione della Coalizione per una Radiodiffusione Democratica, un’alleanza di organizzazioni istituzionali e sociali, sindacati, mondo accademico e professionale, che elabora una lista di 21 punti fondamentali per una radiodiffusione democratica. Sotto l’impulso della “Presidenta” Cristina de Kirchner viene creato un gruppo di esperti con il mandato di elaborare una legge di regolamentazione del sistema audiovisivo basata sul pluralismo e sui 21 punti per una radiodiffusione democratica.
La bozza di legge pronta nel marzo 2009 viene a questo punto discussa e dibattuta in 24 forum pubblici in ogni angolo del paese, e attraverso la consultazione in rete con tutti i cittadini desiderosi di dare il proprio contributo. Questa consultazione pubblica durata fino a luglio ha contribuito in modo significativo al progetto di legge giunto in Parlamento a fine agosto, dove è stato ulteriormente perfezionato per l’approvazione definitiva del 10 ottobre 2009.
Nell’articolo 2 si legge: “L’attività dei servizi di comunicazione audiovisiva è considerata attività d’interesse pubblico, avente carattere fondamentale per lo sviluppo socioculturale della popolazione, attraverso il quale realizzare il diritto umano inalienabile di espressione, di ricevere, diffondere, ricercare informazioni, idee opinioni”.
Sembra che l’Argentina abbia coraggiosamente imboccato la strada per cercare di garantire la tenuta del sistema democratico nella società della comunicazione-informazione, c’è da augurarsi che sia di sprone alle compassate democrazie europee.