
("
Yemen-Shibam-Walk in Magic Light". Photo by
Lucie Debelkova/Flickr-
www.luciedebelkova.com.)
Dal 2004 il nord dello Yemen è teatro di scontri tra i seguaci dell' imam
al-Houthi e l'esercito: in seguito alle minacce ricevute da un gruppo legato ad
al Qaida, nelle ultime settimane la situazione si è fatta sempre più pericolosa, tanto che la Francia è diventata stamani il quarto paese occidentale a chiudere la sua ambasciata sul posto.
Il premier britannico Gordon Brown, in un'intervista alla Bbc, ha spiegato oggi le ragioni che hanno spinto Gran Bretagna Stati Uniti ad agire parallelamente nella lotta al terrorismo internazionale, in seguito al fallito attentato del giorno di Natale al volo Amsterdam-Detroit.
Il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, in un intervista al Messaggero non nasconde le sue perplessità e il rammarico che il ministro degli esteri UE, Catherine Ashton, non abbia fatto sentire abbastanza forte una comune voce europea: soprattutto chiudendo le ambasciate inglesi e americana, le altre ambasciate rimaste aperte diventano bersagli piu esposti.l
Nel frattempo dall'America il senatore indipendente dello stato del Connecticut Lieberman invoca un conflitto preventivo contro il paese mediorientale, che ad oggi, dichiara, è fuori controllo: le dichiarazioni del senatore, in evidente conflitto con la politica estera del governo Obama, assumono però un significativo peso per l'ala democratica del paese, e di conseguenza per le decisioni che verranno prese a livello governativo.
Lo Yemen, definito il paese architettonicamente più bello del mondo, è estremamente povero, in quanto l’unico dell’Arabia Saudita senza giacimenti petroliferi e con un governo centrale debole e non dotato delle necessarie risorse per fronteggiare le violenti correnti interne ed esterne che lo dilaniano: queste motivazioni lo avrebbero reso un terreno fertile per la proliferazione indisturbata delle cellule terroristiche.
La guerra, con i suoi orrori, è ormai insita nel patrimonio genetico dell'essere umano: i millenni passano e la storia continua ad essere, come diceva Shopenauer, “
il ripetersi di un solito dramma”.
Il secolo che ci sta alle spalle appare come uno tra i più cruenti, segnato da due enormi conflitti mondiali e da un imprecisato numero di conflitti intestini, guerre di religione, guerre etniche e di conquista; ma soprattutto tante, troppe guerre di carattere economico.
La guerra è un processo che pervade tutti gli aspetti della vita, dalla quotidianità all'inconscio: l'esperienza bellica distrugge non soltanto il paese ma anche la realtà sociale contenuta in esso, e annichilisce la speranza di milioni di persone.
Attualmente sono in atto nel nostro pianeta centinaia di guerre, combattute essenzialmente nel cosiddetto terzo mondo: grazie ai mass media riusciamo a vedere in tempo reale gli effetti collaterali nella loro tragica realtà: ma la comunicazione mediatica è un'arma a doppio taglio che spesso gioca sporco, parallelamente agli interessi dello stato, e non tutte le guerre vengono “pubblicizzate” allo stesso modo: basti pensare a quanto si sia discusso della guerra in Iraq e quanto poco si sappia della guerra in Cecenia, o delle continue violazioni dei diritti umani in Cina.
La realtà spesso viene filtrata e utilizzata in modo ingannevole per tenere a bada l'opinione pubblica.
Si combattono guerre contro i mulini a vento, ma il Don Chisciotte moderno, a differenza dell'eroe incapace di comprendere la complessità del mondo che lo circonda, ha una spada capace di distruggere il mondo in pochi istanti.
La guerra è un'oltraggio al genere umano, un retaggio pesante che ci portiamo dietro da troppo tempo: arriverà un giorno, forse, dove il grido dell'umanità sarà più forte del sibilo delle cosiddette bombe intelligenti, del suono sordo di un kalashnikov, di tutti quei pianti strozzati che ci vengono mostrati in televisione, e di cui velocemente ci dimentichiamo.
L'8 gennaio a Bruxelles, il Comitato operativo di sicurezza dell' UE discuterà le decisioni da prendere al riguardo: inoltre Brown ha convocato a Londra il prossimo 28 gennaio un vertice internazionale da tenersi in parallelo alla conferenza gia' prevista sull'Afghanistan: l'intenzione del premier britannico e' quella di inserire le crescenti minacce terroristiche dallo Yemen e dalla Somalia nell'agenda del Consiglio europeo di questo mese.
Si spera, pertanto che la risoluzione della questione yemenita non vada a sfociare nell'ennesima guerra preventiva verso un nemico indefinito.