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Articolo di: Elisa Marcon
Riempiono i titoli di tutti i maggiori quotidiani, non solo d’Italia, ma dell’Europa intera.
Sono al centro di dibattiti di politici, giornalisti, intellettuali.
La stampa li definisce spesso l’esercito degli invisibili, ma in questi giorni tutti gli occhi d’Europa sono puntati su di loro.
Sono i migranti che hanno ripreso ad arrivare sulle coste italiane, questa volta dal Nord Africa.
Si parla spesso di controllo dei flussi d’ingresso, di criminalità legata all’immigrazione, dell’emergenza immigrati, ma il contributo che questi ultimi hanno dato a molti paesi europei è stato di fondamentale importanza soprattutto per quanto riguarda il settore economico.
Se smettessimo di guardare al fenomeno migratorio soltanto come a un’emergenza cui porre rimedio ad ogni costo, ci accorgeremo che molti di questi lavoratori hanno contribuito a espandere l’economia di paesi come Italia, Francia e Inghilterra.
Riccardo Staglianò, giornalista di Repubblica e scrittore, nel suo libro “Grazie” ricorda l’importante contributo che la popolazione migrante da all’economia italiana, sottolineando come interi settori rischierebbero lo stallo senza il fondamentale contributo di queste persone.
Il dossier sull’immigrazione pubblicato da Caritas1 nel 2010, analizza quale sia l’impatto dell’immigrazione sulla crisi economica che l’Italia sta vivendo, giungendo a conclusioni simili.
Dall’analisi emerge che i lavoratori immigrati giocano un ruolo complementare nell’economia italiana.
Come sostiene anche Staglianò, gli immigrati trovano maggiore occupazione nei settori diventati meno appetibili per gli italiani, come ad esempio l’edilizia, l’agricoltura e l’assistenza, favorendo in questo modo migliori opportunità occupazionali per gli italiani. Il dossier analizza inoltre costi e benefici di questo fenomeno evidenziando come gli ‘immigrati versano nelle casse pubbliche più di quanto prendano come fruitori di prestazioni e servizi sociali’. Stiamo parlando di quasi 11 milioni di contributi previdenziali e prelievi fiscali l’anno. A livello occupazionale infatti i lavoratori migranti incidono per circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti e sono titolari del 3,5% delle imprese, incidendo dell’11,1% sul PIL.
Il dossier rileva come, in tutta Europa, la crescita dell’occupazione sia legata a questi lavoratori, che sono circa 17,8 milioni.
Recenti studi hanno dimostrato che anche in Inghilterra la popolazione immigrata gioca un ruolo fondamentale per l’economia nazionale. Un rapporto stilato nel 2007 dalla Camera inglese evidenzia come negli anni 2003-2004 gli immigrati abbiano contribuito per il 10% alle entrate nazionali.
Nel lungo termine, inoltre, l’immigrazione sta aiutando il paese a ridurre il peso dei contributi fiscali per il Fondo di Assicurazione Nazionale. Il rapporto inoltre afferma che l’immigrazione apporta dei benefici sostanziali al mercato del lavoro e all’economia più in generale (il 17% della crescita economica inglese può essere attribuito ai lavoratori immigrati) e sostiene che il pregiudizio secondo cui i migranti “sottrarrebbero” lavoro alla popolazione nativa sia un’idea totalmente infondata. In Inghilterra infatti gli immigrati sono ritenuti avere delle doti complementari a quelle delle popolazione inglese. I dati dimostrano infine che l’immigrazione in Inghilterra non ha avuto effetti negativi né sul tasso di disoccupazione né sulle retribuzioni.
Anche in Francia la situazione è pressoché simile a quella degli atri due paesi europei. Un rapporto pubblicato nel 2006 dal Ministero dell’Economia francese conferma che l’immigrazione ha generalmente un impatto positivo sull’economia, contribuendo ad aumentare sia il tasso di occupazione sia l’attività economica, specialmente se si considerano lavoratori immigrati con abilità complementari a quelle della forza lavoro locale, come succede nella maggior parte dei casi.
Da queste diverse analisi si possono notare molti punti comuni, gli studi condotti qui presentati evidenziano tutti come l’immigrazione stia contribuendo in modo sostanziale allo sviluppo economico nazionale, oltre che alla finanza pubblica. Nonostante il rapporto con l’immigrazione in questi paesi si sia sviluppato storicamente su percorsi differenti, in tutti e tre i casi i nuovi flussi migratori giocano un ruolo simile a livello economico. In Italia, come anche in Francia e in Inghilterra, i lavoratori immigrati completano la forza lavoro locale: Sono quindi di fondamentale importanza dal momento che permettono il funzionamento di tutti quei settori che non sono più obiettivi lavorativi per molti europei.
Questa breve analisi non permette solo di capire meglio quanto sia importante il ruolo delle popolazioni migranti in Europa dal punto di vista economico, ma spinge anche a riflettere su quanto sia limitato il giudizio di tutti coloro che ritengono che si possa affrontare il problema solo da un punto di vista politico.
L’approccio delle classi politiche e dei media nei confronti dell’immigrazione deve cambiare specialmente in questo momento di grande difficoltà.
Mutare queste posizioni significa evitare ogni tipo di stereotipizzazione dell’immigrazione ed evitare il suo utilizzo strumentale a fini politici ed economici.
Come Staglianò ha spiegato nel suo libro, dovremmo essere grati a tutti quei lavoratori migranti che con il loro lavoro aiutano l’economia europea, permettendo alle popolazioni locali di dedicarsi a percorsi lavorativi diversi e più vicini alle proprie aspirazioni professionali.
1. Caritas Italiana è l'organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) che lavora per la promozione dell’educazione alla pace, alla mondialità e al dialogo.