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Articolo di Mhairi Blair
Traduzione di Mauro Longo
La settimana scorsa, il Parlamento Europeo ha espresso il proprio parere negativo al governo lituano sulla proposta di legge di bandire la ‘promozione di relazioni omosessuali’. La legge, che non è stata ancora approvata dal Parlamento lituano, imporrebbe una multa fino a 2900 euro per la promozione delle relazioni omosessuali. Il governo lituano era stato già criticato per aver adottato una legge per la ‘protezione di minori dagli effetti nocivi dell’informazione pubblica’, un tentativo mascherato di proibire lo svolgimento del Gay Pride. Il Parlamento Europeo ha denunciato gli emendamenti proposti dalla Lituania sulla base della ‘Risoluzione di Strasburgo’, secondo cui la Commissione Europea dovrà esaminare le riforme avanzate dalla Lituania e creare una road map europea per indicare nel dettaglio le misure che gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero assumere per combattere l’omofobia. La Risoluzione di Strasburgo recita infatti che “le Istituzioni Europee hanno il dovere di assicurare il rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani nell’Unione Europea”.
Pertanto, affinché sia promosso un movimento europeo contro la discriminazione sulla base degli orientamenti sessuali, una road map europea potrebbe essere una misura valida per assicurare che tutti gli Stati membri siano informati delle misure che dovrebbero essere intraprese per contrastare la discriminazione.
La sentenza di una Corte britannica, che lo scorso 18 gennaio ha condannato i gestori di un hotel per essersi rifiutati di assegnare una stanza ad una coppia gay, può servire da primo passo verso la lotta alle discriminazioni. Cionondimeno, la decisione della Corte è stata presa in base ad una legge britannica del 2007 che afferma criteri di uguaglianza in materia di orientamento sessuale. Mentre è senz’altro un fatto positivo che la coppia gay abbia visto i propri diritti difesi dalla legislazione nazionale, vi è una chiara discrepanza a livello europeo sul trattamento riservato agli omosessuali, se il governo lituano può prendere in considerazione l’ipotesi di approvare una legge che condanni la promozione delle relazioni omosessuali. Il Parlamento Europeo ha quindi fatto ricorso alla Risoluzione di Strasburgo, allarmato da una ‘serie di eventi preoccupanti’, non appena la condotta della Lituania sui diritti degli omosessuali è giunta sui banchi del Parlamento stesso.
La proposta di legge è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che dimostrano come la Lituania si stia costruendo una pessima reputazione in materia di diritti degli omosessuali. Nell’ottobre 2010, il Parlamento lituano scelse di negare l’autorizzazione a procedere per un deputato omofobo che era stato coinvolto nelle violenze avvenute al Gay Pride. Nel marzo 2010, la legge per la ‘protezione di minori dagli effetti nocivi dell’informazione pubblica’ è entrata in vigore. La legge proibisce l’accesso dei bambini ad ogni informazione che ‘incoraggi una visione del matrimonio e della famiglia diversi da quelli stabiliti dalla Costituzione’. Amnesty International l’ha etichettata come ‘un anacronismo per l’Unione Europea’ e il loro esperto di discriminazioni ne ha sottolineato ‘la violazione della libertà di espressione e la discriminazione esplicita sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere’.
Per quanto in Lituania ci siano alcune leggi anti-discriminazione (come quelle sulla protezione dalle discriminazioni sul luogo di lavoro, nell’offerta di beni e servizi o contro la diffusione dell’odio in discorsi pubblici), la situazione non è buona e sembra non ci sia un grande impeto a cambiarla. La Lituania non è l’unica ad avere tale atteggiamento nei confronti dei gay. Nonostante l’essere membro dell’Unione Europea implichi l’adozione di leggi anti-discriminazione, molti paesi in Europa Orientale come l’Armenia o la Bielorussia ne sono totalmente sprovvisti. Ciò dimostra che, per quanto la Convenzione Europea sui Diritti Umani proibisca ogni discriminazione, tale requisito non viene interamente soddisfatto da molti stati che vi aderiscono.
Il Parlamento Europeo ha anche richiamato la Commissione ad intraprendere una valutazione legale degli emendamenti proposti. La Risoluzione sulla road map potrebbe rivelarsi una forte iniziativa europea per analizzare lo sforzo degli Stati membri sulla promozione dei (ed accesso ai) diritti degli omosessuali. Una tale iniziativa sottolineerebbe ulteriormente la contrarietà di ogni discriminazione alla Convenzione Europea sui Diritti Umani.
Nel 2011, European Alternatives lancerà il progetto “People, Power, Participation”, un’iniziativa di partecipazione democratica europea allo scopo di lavorare direttamente con i cittadini per giungere ad azioni comuni e proposte di legge per difendere i diritti civili così come sono stati presentati nel Programma di Stoccolma. L’iniziativa includerà gruppi di discussione regionali e transnazionali di cittadini in numerose città europee sui diritti degli omosessuali.
Il progetto è proiettato in avanti, verso la promozione dei diritti dei cittadini in tutta Europa. Per ulteriori informazioni e per prendervi parte, visitate http://www.euroalter.com/ppp/.
European Alternatives è in primo luogo una comunità transnazionale di attivisti. L’organizzazione è spinta dalla volontà di cambiare la politica e la cultura, in Europa e nel mondo.