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Trasformare l’economia in una Piazza Tahrir


Traduzione: Mauro Longo

 
Di seguito riportiamo una lettera aperta di Noel Hatch, attivista di Transeuropa Network, in risposta alle lettere di Niccolo Milanese e Ahmad Badawy, che promuovono il dialogo e la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo per costruire insieme la democrazia del futuro.
 

Cari amici,

Veniamo pagati come ragazzini con la paghetta e in cambio riceviamo il “premio povertà”. Costiamo poco e siamo facili da licenziare. Siamo passati da paghe insufficienti a niente paga. Questa è la realtà da Trafalgar Square a Piazza Tahrir, ma voi non siete passati semplicemente a non avere una paga, molti di voi sono stati costretti a finire in galera o a lasciare il paese.

In tutta Europa, questa è la generazione che pensava che avrebbe avuto tutto, finché la crisi non ci ha mostrato che i nostri sogni erano castelli di carte. Da “generazione y” a “generazione perché?”

Voi, d’altra parte, pensavate di non avere niente ed erano i vostri dittatori a sognare castelli di carte. Siete sempre stati nella situazione in cui ci troviamo noi ora, in Europa. Inoltre, non era solo più  facile licenziarvi, era più facile farlo quando avete protestato per quelli come voi. Ciononostante, avete dato al vostro paese uno scopo e un’anima.

Shock e sorpresa

Non siamo la prima generazione che si è confrontata con shock e contraccolpi. A differenza vostra, siamo stati educati a vivere in una società dove non ci sono rischi. Magari perché ci sembra più difficile confrontarci con questi shock e reagire.

Il nostro shock più grande è stato diventare adulti. Per noi, non si parla solo della transizione dalla scuola all’università, al mondo del lavoro, fino all’acquisto di una casa, dei figli e una pensione. Si parla di passare dall’aspettativa di tutte queste cose alla realizzazione che queste aspirazioni ci saranno soffiate da sotto il naso.

Riceviamo consigli come “Non troverete lavoro lamentandovi, piagniucolando, manifestando e raccogliendo firme. Troverete lavoro muovendo il culo!” Credo voi ci abbiate mostrato cosa si possa ottenere con una manifestazione!

Credete che, forzando la transizione alla democrazia, abbiate cambiato la transizione al diventare adulti più di quanto pensaste? Come possiamo ridefinire insieme cosa la nostra generazione vuole ottenere dall’essere adulti?

Siete le persone che stavamo aspettando

Come potete evincere dalla nostra situazione, potreste essere definiti come “paese in via di sviluppo”, mentre noi siamo i “paesi sviluppati”, ma sembra che abbiamo smesso di imparare, che la nostra democrazia stia facendo passi all’indietro, che si stia “sottosviluppando” davanti ai nostri occhi.

Per questo guardiamo a voi. Voi siete la nostra “devianza positiva”. Nonostante abbiate incredibilmente meno opportunità di noi, avete creato un movimento che vi ha restituito il futuro, avete capovolto la situazione in cui vi trovavate. Ora tocca a noi unirci a voi, ma prima dobbiamo capovolgere la nostra situazione. È ora di “capovolgere l’innovazione” per creare un futuro migliore. È ora di imparare da voi. 

C’è bisogno di una rivoluzione economica che intrecci i nostri destini con i vostri, affinché non si finisca dalla parte sbagliata della catena di produzione globale. Non avete aspettato anni per muovervi dopo le vostre rivoluzioni, stavolta vi siete organizzati per trasformare la vostra economia. Noi abbiamo camminato nel sonno per anni, pensando che spendendo di più avremmo avuto quel che volevamo. Abbiamo dato per scontata la libertà di contrarre debiti come nostra libertà economica, abbiamo barattato i nostri diritti sul lavoro con la flessibilità. Il nostro mercato del lavoro assomiglia a Piazza Tahrir com’era prima che la occupaste. Quindi, come organizzare insieme l’economia come voi avete organizzato Piazza Tahrir?

Lo spazio pubblico non è soltanto una metafora per un’economia migliore. È dove tutto questo si trovava prima e dove potrebbe ancora essere messo in discussione. Dal parco giochi dove i bambini imparano ad interagire alle piaze dove la gente crea il bene pubblico a misura d’uomo, dal mercato alle manifestazioni. Avendo perso il controllo sugli spazi pubblici, possiamo essere soffocati, nei centri commerciali che isolano le persone dentro celle di consumo alle strade delle città fantasma dove le persone si aggirano spaventate dai gruppi di giovani. Voi vi siete ripresi gli spazi pubblici per creare il bene pubblico più importante: la democrazia. Cosa ne pensate degli sapzi pubblici come nuovi luoghi in cui organizzare un’economia che funzioni per le comunità locali, piuttosto che il contrario?
  
Con solidarietà, 

Noel Hatch
 
Transeuropa Network, Londra
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