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CIE ancora censurati per la stampa in Italia
Negli ultimi mesi European Alternatives ha portato avanti una campagna transnazionale per richiedere il diritto di accesso ai Centri di identificazione e di espulsione e ai Centri di accoglienza per richiedenti asilo in tutta Europa. In particolare, da ottobre 2011 si è costituita una coalizione di più di dieci organizzazioni europee (che comprende Migreurop e il coordinamento LasciateCIEntrare), impegnate a difendere il diritto della società civile ad entrare nei campi di detenzione .
Lo scorso 14 dicembre 2011 avevamo accolto con entusiasmo la decisione del nuovo Ministro dell’Interno italiano, Anna Maria Cancellieri, di revocare il divieto di accesso per la stampa a CIE e CARA.

Ma questo passo non è stato sufficiente a garantire il diritto a un’informazione libera e accurata. La campagna LasciateCIEntrare denuncia che, nonostante la rimozione del divieto, i giornalisti continuano a subire pesanti censure, anche qualora siano autorizzati dalle prefetture a entrare nei centri di detenzione.

Pubblichiamo qui di seguito la denuncia da parte del coordinamento LasciateCIEntrare, convinti che sia necessario continuare a mantenere alta l’attenzione e a battersi per il diritto di essere informati su quanto accade nei centri di detenzione. La nostra campagna continua, per garantire trasparenza e difesa dei diritti umani, perché non ci siano più luoghi – e persone – destinati  all’invisibilità.

Giovedì 26 gennaio le reporter Ilaria Roberta Sesana della testata Terre Di Mezzo e Milena Boccadoro del Tg3 Regionale del Piemonte sono entrate nel Cie di Torino, dopo avere fatto richiesta ufficiale alle autorità competenti. Le giornaliste hanno raccontato di non essere riuscite a parlare nemmeno con un uno dei migranti reclusi. La motivazione addotta dai responsabili del centro e dai funzionari di Questura e Prefettura è che si crea tensione davanti alle telecamere. Ma le interviste non sono state possibili neanche senza telecamere. Davanti alle proteste delle giornaliste, che volevano raccontare i fatti sentendo non solo le voci ufficiali dell’ente gestore e delle autorità, ma anche parlando direttamente con chi subisce la reclusione nel Cie, i responsabili della struttura hanno chiesto di inoltrare una nuova richiesta perché forse in futuro si potrà entrare nella sezione femminile del Cie.

È evidente che si tratta di un muro di gomma, che cerca di impedire un’informazione accurata mediante ostacoli burocratici. I Cie costano milioni di euro. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, recentemente il governo Monti ha autorizzato una spesa di 17,7 milioni di euro per il funzionamento nel 2012 di due ex tendopoli adibite a Cie, quelle di Santa Maria Capua Vetere, bruciata con una rivolta nel corso del 2011 e di Palazzo San Gervasio (Pz), definita da inchieste giornalistiche la “Guantanamo” italiana.

La campagna LasciateCIEntrare, nata dai giornalisti e dalla società civile proprio per rimuovere la censura su questi centri e garantire la trasparenza delle informazioni, denuncia come una pesante limitazione alla libertà di stampa quello che è successo il 26 gennaio alle giornaliste Sesana e Boccadoro.

Una testimonianza della visita nel Cie di Torino arriva da Monica Cerutti, consigliera regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, aderente alla campagna LasciateCIEntrare. “Abbiamo paradossalmente rilevato una complicazione dell'ingresso: come consigliera regionale adesso è necessaria per l'entrata la delega del presidente del Consiglio regionale, mentre prima non lo era – scrive Cerutti in una nota – Ai giornalisti è stato al momento concessa solo l'entrata nella palazzina centrale con la possibilità di visionare la struttura dall’alto dalla sua terrazza. È stata rimandata a una visita successiva la possibilità di entrare con le telecamere nelle aree dove sono ospitate le persone trattenute. Rispetto alla nostra precedente visita dell'autunno scorso ci è stato comunque segnalato che le condizioni interne sono molto più tese. Per noi questo è motivo di grande preoccupazione”.

Dopo avere atteso per giorni l’autorizzazione, le giornaliste hanno potuto parlare solo con i gestori del Cie al chiuso di una stanza e, al termine del colloquio, dare un’occhiata alle gabbie del Cie dall’alto di un terrazzo interno. Ilaria Sesana ha inoltre atteso invano che la prefettura di Milano rispondesse ai suoi fax per avere accesso al Centro di identificazione e di espulsione lombardo. La stampa è di fatto ancora imbavagliata su uno dei temi più delicati in ambito di politiche migratorie e diritti umani. La campagna LasciateCIEntrare vigila sulla situazione e non smetterà di denunciare ogni tipo di censura sull’argomento.

(Raffaella Maria Cosentino, LasciateCIEntrare)
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